Categorie: Il fatto

Periferie: la sfida del secolo. | Ma i soldi?

di - 18 Novembre 2015
Le periferie sono dell’anima, così come la provincia. E invece no, le periferie sono reali, e anche se in Italia non ci sono banlieue come quelle parigine, dove quotidianamente scoppiano disordini che nessuno conosce (come riportato in un lungo articolo anche ieri sul Corriere della Sera), restano le problematiche di intere aree isolate dal resto delle città, e che rappresentano il ritardo mostruoso (e l’abbandono) da parte delle istituzioni.
Con cosa si può far fronte al problema? Per esempio con i progetti di “Culturability – spazi d’innovazione sociale” concorso di idee promosso dalla Fondazione Unipolis e presentati al Mibact all’interno del convegno “Cultura, creatività e rigenerazione urbana per promuovere sviluppo sostenibile” con il sindaco di Bologna Virginio Merola, l’economista della cultura Pierluigi Sacco, e il Presidente di Unipolis Pierluigi Stefanini.
E che succede dunque? Che Franceschini plaude e parla di un’associazionismo positivo, e parla di un bando che a breve lascerà 3 milioni di euro a finanziare progetti culturali “promossi dai comuni italiani nelle periferie”.
Avete letto bene: 3 milioni di euro. Ma che diavolo ci si può fare con tre milioni di euro se li si divide tra le periferie di Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e Palermo, solo per citare qualche città e non aggiungerci Bari o Genova e, perché no, anche l’hinterland veneziano?
“Rivitalizzare le periferie attraverso l’azione dei giovani e del mondo dell’associazionismo è un’iniziativa positiva, che va proprio nella direzione dello sforzo che deve intraprendere il Paese per recuperare il forte ritardo nel sostegno e nella valorizzazione del contemporaneo”. Ma allora siamo sempre qui: pare che il lavoro dei giovani e dell’associazionismo sia una merce gratuita. Ma Franceschini lo sa che ci sono decine e decine e decine di enti e giovani e non giovani che rendono le periferie dei territori nei quali è possibile, ancora e per fortuna, vivere?
Si sono promessi, è vero, 114 milioni di euro per il sostegno alle industrie creative del Sud, ma per tutti quelli che lavorano “ai margini”? Ricordiamo che, creatività a parte, nelle periferie c’è bisogno anche di servizi, e non soltanto di bellezza. Ma tant’è, il nostro ipercinetico Ministro non si tiene, è annuncia ancora: “Dopo aver vinto nel secolo scorso la grande sfida della preservazione dei centri storici delle nostre città [ma ne è davvero convinto? n.d.r], le periferie sono la grande sfida di questo secolo, e in questo l’arte contemporanea può essere determinante”. Tuttoggratis? (MB)

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