Categorie: Il fatto

Premi, politica, propaganda

di - 16 Settembre 2016
Roberto Saviano accoglie i complimenti della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che lo premia con l’annunale M100 Media Award. La donna più potente d’Europa parla di coraggio, di come debba essere impossibile affrontare le paure, della vita sotto scorta.
Saviano, dal canto suo, che poteva fare? Parla d’Europa. Lo fa a modo suo: colto, garbato, non lesinando sulla verità, elencando i punti deboli di un continente che ha paradisi perfetti dove occultare quel denaro che puzza, e non poco, di illecito.
“Dalla Germania potrebbe ripartire una Europa dei diritti che, oggi, ai capitali provento di riciclaggio dei cartelli messicani o che servono a finanziare le cellule terroristiche tramite il contrabbando di petrolio, stupefacenti e opere d’arte, spalanca porte. Le stesse che agli esseri umani sbatte in faccia. Avanti il denaro e fuori gli uomini: questo meccanismo cinico riassume cosa è oggi l’Europa, o meglio, cosa aspira compiutamente a essere”, scrive dalle pagine di Repubblica, anticipando il discorso tenuto a Potsdam. Vero, verissimo. Così come è vero che la Merkel e la Germania intera sono stati i primi a proclamare “Welcome Refugees” ma che, è pur sempre vero, che proprio il premio arriva da un massimo esponente politico. E la politica, nella buona e nella cattiva sorte, di uno stato europeo piuttosto che di un altro, c’entra sempre con l’odore dei soldi. E figuriamoci in Germania!
“I media europei hanno il dovere, in questa delicatissima fase che l’Europa sta attraversando, di scegliere la complessità, di provare a spiegare senza cercare scorciatoie, quali sono i pericoli reali delle derive nazionaliste che molti Paesi stanno vivendo”, scrive Saviano. Già, perché la politica che assegna i Premi, non lo farà mai. Ma la libertà di stampa, e Saviano lo sa bene, è anche una scelta politica, e la politica sceglie – specialmente da certe parti – cosa stampare. E sovvenzionare.
Saviano cita e dedica, con la solita maestria che gli compete, il premio ai due intellettuali turchi Ahmet Altan e Mehmet Altan, accusati di aver lanciato durante una trasmissione televisiva, andata in onda il giorno prima del golpe, messaggi subliminali per chiamare a raccolta i sostenitori del colpo di Stato, e dunque arrestati dal governo di Erdogan.
Eppure, stavolta, questo premio non convince in pieno, e ci torna in mente la storia di Santiago Sierra: nel 2010, tornato a Madrid dopo alcuni anni passati in Messico, rifiutò il premio alle arti che il governo iberico voleva conferirgli: in un momento di crisi dell’arte e di mancate sovvenzioni ai giovani che hanno necessità di fondi per i propri progetti, il rifiuto esprimeva la radicale protesta di un artista affermato, con un mercato, e dunque lontano dall’aver bisogno di denaro per lavorare, nei confronti della gestione culturale spagnola. Qui, il colpo tra Saviano e Merkel, ci sembra sia stato dato al cerchio e anche alla botte. (MB)

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