Qualche palma | non fa primavera
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Sono d'accordo, l'invasione di Starbucks a Milano e nel resto del ns paese non è benvenuta. Una soluzione ci sarebbe: non ci si va, se non lavorano sono costretti a chiudere, come il Mc Donald di Lecce che fu costretto a chiudere perché i giovani del luogo lo snobbavano.
Ricordo la frase provocatoria di Andy Warhol "la cosa più bella che c'è a Firenze è McDonald", detta quando in realtà a Firenze non c'era ancora. Io trovo un po' stucchevole e provinciale questa opposizione a Starbucks e al food franchising. Se ben guardiamo, a Milano (e in tante alter città italiane) ci sono già centinaia di caffé ispirati al modello Starbucks, nei quali i consumatori - soprattutto giovani - si siedono con il loro Mac, PC o tablet approffittando del WiFi gratuito e del fatto che non vengono fatti sloggiare appena finita la consumazione. E anche i diversi tipi di bevande al caffé sono diventati popolari da noi, così come i dolcetti che li accompagnano. Per non dire di quanti di noi italiani, all'estero, sono entrati in uno Starbucks, e quanti dei turisti che vengono a Milano lo cercano. Il piccolo mondo antico in cui si compravano i vestiti dalla modista, esistevano le drogherie e le cartolerie, i ciabattini e i pizzicagnoli, non c'è più. Tutto il mondo si assomiglia un po' di più; forse è un bene, forse è un male, ma essere passatisti serve a poco.
Concordo anch'io. Del resto qui sta la differenza tra chi ama qualcosa e chi lo sceglie per moda. E se Starbucks ci dovesse conquistare, vorrà dire, ne sono certa, che poco dopo seguirà l'era del ritorno dell'espresso preso al bar!