Categorie: Il fatto

Ti accolgo, ma non troppo

di - 2 Novembre 2016
Il Pontefice è in Svezia, e da lassù guarda in basso, incitando l’Europa a non avere paura dei migranti. Un “buffetto” sulla faccia del Nord, che tanto di migranti non vuole più, dopo averne accolti parecchi, nonostante Stoccolma sia – al pari di Parigi – una città dalle periferie bollenti. Chissà perché.
Ma qui li lasciano fuori, mentre in Italia qualche signore -magari anche simpatizzante della Lega- pensa bene di accoglierseli a casa dopo la promessa del business dell’accoglienza. Peccato che poi, a conti fatti, la Prefettura dia a chi ospita solo 8 euro al giorno a migrante. E allora ci si ripensa (il caso è di un albergatore di Ficarolo, provincia di Rovigo, che accanto all’hotel disperso e dismesso nelle campagne – e chi diavolo potrebbe andare? – ha anche un night club, e un buco da 1 milione e 200mila euro “colpa-della-crisi”, come ormai qualsiasi cosa) e di nuovo si mobilitano le barricate, gli amici del bar con il trattore, il furgone, i pancali per fare “resistenza” ai negri.
Mai cronaca è stata più sciatta e piatta, mai così ridotto ai minimi termini il genere umano di fronte a certi temi: gli arrabbiati da una parte; contro lo stato, le istituzioni, contro quelli che vengono a portare via il lavoro. I “lasciapassare” dall’altra.
La prudenza? «Bisogna distinguere tra migrante e rifugiato. L’ingresso del migrante va regolato;  il rifugiato viene da una situazione di guerra e angoscia e non è libero. Lo status di rifugiato ha bisogno di più cura e lavoro, e in questo la Svezia ha sempre dato un esempio investendo molto, facendo imparare la lingua a chi entrava. In questo aspetto dell’integrazione non dobbiamo spaventarci perché l’Europa è stata fatta con una continua integrazione di culture, tante culture». Lo dice il Papa. Chi glielo dice agli altri? E chi inizia con un programma serio di integrazione? (MB)

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