Categorie: Il fatto

Un “tesoro” di kalashnikov

di - 11 Febbraio 2015
L’ultima esibizione di “forza bruta” di Mister Putin non è passata inosservata agli occhi del mondo, e ci mancherebbe altro! Il suo bel regalino nella splendida valigetta al Presidente egiziano Al Sisi, un kalashnikov donato dal leader russo durante la sua visita proprio in terra egiziana, non fa che riaccendere l’idea (mai sopita, del resto) di un Paese violento che sta cercando di fare di tutto per trovare alleati nella sua lotta contro l’Occidente. L’Egitto, con il governo ad interim che Al Sisi ha installato dopo il colpo di Stato del 3 luglio 2013, e attraverso cui ha attuato una forte repressione dei sostenitori di Morsi e di tutti gli oppositori, personaggio dal passato militare come Putin ed eletto con una maggioranza di voti di tipo “bulgaro” lo scorso anno, è l’interlocutore perfetto per una “love-story” fatta di supremazia ed esercizio di potere dittatoriale e fobie condivise.
Insomma, il regalino, alla luce dei fatti delle ultime ore, fa gelare il sangue. Non solo perché i razzi russi hanno colpito la città ucraina di Kramatorsk nel pieno centro, in una struttura di aiuto per poveri, ma anche per le dichiarazioni istantanee di Putin: «Se gli Stati Uniti decideranno di armare l’esercito di Kiev ci sarà un’ulteriore escalation del conflitto». Nelle ore in cui si decide il destino del Paese, con l’incontro tra Obama e Merkel, il Presidente americano ha anche telefonato a Putin per discutere dell’escalation delle violenze nell’est dell’Ucraina ed il sostegno russo ai separatisti. In tutta risposta pare sia giunta questa affermazione: «La Russia continuerà la sua politica estera indipendentemente dalle pressioni, sostenendo gli interessi fondamentali della sua gente e in linea con la sicurezza e la stabilità globale».
Nel frattempo, cosa accade in Egitto? Che se nel Sinai le notizie danno per morti quasi venti terroristi, e nella stessa regione gli jhadisti dell’Isis egiziani hanno scelto di decapitare tutti i dissidenti, quelli che vengono presi per “spie per il Mossad”, i servizi segreti di Israele. C’è in qualche modo qualcosa di terribilmente azzeccato, insomma, nel pensiero di Putin per Al Sisi: è un forsennato “mettere in guardia”, scegliere il “prestigio” della tecnica dell’arma per incutere timore e reverenza nell’interlocutore, e in noi lo sdegno.
Lo stesso che si prova di fronte alle teste mozzate degli ultimi dissidenti da un lato, e verso le intimidazioni, i razzi (e gli spari) dall’altra.

Articoli recenti

  • Mostre

Performing Research: tracce, paesaggi e visioni della ricerca artistica

Al Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro prende forma Performing Research, mostra in programma fino al 15 maggio che…

13 Marzo 2026 0:02
  • Attualità

Biennale nel caos sul Padiglione Russia. Giuli chiede le dimissioni della consigliera MiC

Dopo le polemiche sul ritorno della Russia alla Biennale Arte 2026, il ministro Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni di…

12 Marzo 2026 20:25
  • Arte contemporanea

Max Mara Art Prize for Women: le cinque finaliste della prima edizione nomadica

Annunciate le cinque finaliste della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women: il premio inaugura una nuova fase…

12 Marzo 2026 18:10
  • Mercato

Il mercato dell’arte globale è tornato a crescere

A dirlo è il nuovo Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026: buona ripresa per le vendite di…

12 Marzo 2026 17:58
  • Musei

Nelle rinnovate Galleries del V&A di Londra c’è anche un frammento d’Italia

Alla riapertura delle Gilbert Galleries del Victoria & Albert Museum di Londra, trova spazio anche la tradizione italiana del micromosaico,…

12 Marzo 2026 17:12
  • Architettura

Il prestigioso Pritzker Prize 2026 assegnato all’architetto cileno Smiljan Radic Clarke

La 55ma edizione del Pritzker Architecture Prize, il riconoscimento di architettura più prestigioso al mondo, è stata assegnata al cileno…

12 Marzo 2026 15:00