Categorie: Il fatto

Una memoria senza prezzo

di - 27 Gennaio 2015
Via Ferrante Aporti corre per un bel tratto accanto ai binari della Stazione Centrale di Milano. Non è una strada particolarmente piacevole, anzi. Accanto ai magazzini sfitti della stazione, un tempo sede di ingrossi, rivenditorie e qualche locale (come il celebre Tunnel, dall’altra parte della ferrovia), qualche albero spelacchiato d’estate, e parcheggio selvaggio tutto l’anno.
C’è però, quasi all’inizio, un “monumento” che Milano sembra essersi dimenticata, almeno ufficialmente: è il Memoriale della Shoah, in questi giorni “della memoria” (ieri, oggi e domani) già preso d’assalto, con le visite guidate al completo. Chissà, forse perché durante l’anno questo sotterraneo da dove partivano treni stipati di deportati verso i campi di concentramento e sterminio del nord Europa è aperto solo su appuntamento?
Eppure qualcuno se la ricorda l’inagurazione in pompa magna che due anni fa portò a Milano anche il Presidente della Repubblica, guidato dal Presidente della Fondazione Ferruccio De Bortoli. E infatti ogni tanto qualcuno arriva davanti ai cancelli, specialmente nel week end, trovandoli chiusi. Il sito delle aperture su prenotazione parla chiaro, ma è anche vero che si tratta di uno dei “tesori” più nascosti di Milano. Viene in mente la sua esistenza solo il giorno della Memoria, appunto. Un paradosso, se si pensa che solo nell’ultimo anno sono state 300 le classi delle scuole medie e superiori di Milano che hanno visitato il sito, i treni su cui viaggiavano stipati come sardine le stelle gialle della città verso Auschiwitz, Mathausen, Bergen-Belsen, o verso i campi di smistamento di Fossoli e Bolzano.
Il grande pubblico invece no, resta fuori, così come resta fuori un milione di euro per completare l’opera, come ha dichiarato il vicepresidente Roberto Jarach. «Ci aspettiamo uno sforzo da parte di tutti, privati e istituzioni, in particolare alla Regione per quanto riguarda l’impegno verso le scuole: dobbiamo completare la biblioteca e la zona multimediale per essere in collegamento con tutti gli altri memoriali del mondo».
Già, quella Regione che promuove convegni sulla famiglia “biologica” ma che pare aver dimenticato che Milano non è stata da meno quando si trattava di rastrellare, ai tempi del Nazionalsocialismo.
«Miriamo ad arrivare a 15mila ragazzi all’anno perché il miglior antidoto contro l’antisemitismo è proprio la conoscenza di quel che è avvenuto. Ma per farlo occorrono fondi: a regime spenderemo 300mila euro all’anno per il personale, il riscaldamento, l’energia». Non è una cifra esorbitante per un luogo che non esiste in nessun’altra città del mondo: un museo della storia sotto la stazione più importante della città, recentemente trasformata in una specie di salotto dopo i restauri che hanno dato lustro a mosaici e decori di stampo Liberty. Eppure nemmeno qui c’è nulla che possa far avvicinare chi arriva a questa strana area: tra le indicazione per metropolitana e taxi nulla si scorge che dica: “Memoriale della Shoah”.
D’altronde, se resta chiuso, cosa lo si pubblicizza a fare? E va bene far entrare gli studenti, ci mancherebbe altro, ma in questo settantesimo anniversario sarebbe bello, o almeno auspicabile, che qualcuno potesse far sentire la propria voce. E il rumore di denaro sonante. Noi suggeriamo una campagna di crowdfunding, confidando nel buon cuore della città e di chi non vuole vedere “sfuggente” un fiore all’occhiello che potrebbe essere il secondo polo dimenticato da Regione Lombardia, nonostante Expo. Come sta avvenendo per un altro museo – completamente differente – che è quello di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. Ufficialmente disperso con febbraio.

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