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in fumo_autori | Buon Compleanno, Bobo!

di - 18 Ottobre 2005

Cresce consumando i suoi pasti seduto a tavola con il nonno anarchico e il padre carabiniere. Nonostante il dualismo ideologico di queste due figure così familiari -e che avrebbe rischiato di confondere anche il bambino più sveglio e perspicace- Sergio Staino, forse aiutato dalle proprie origini toscane, sceglie la sua strada senza avere dubbi. Quella del nonno. Incertezze e perplessità abbonderanno in età adulta con gli interessi maturati nel tempo. Arriverà a trascorrere anni di militanza nel partito marxista-leninista, poi abbandonato nel 1979. L’anno della svolta. L’anno della prima striscia di Bobo. Era il 10 ottobre. Staino, nato a Piancastagnaio (sull’Amiata in provincia di Siena) nel 1940, si trasferisce nella campagna vicino a Scandicci per insegnare educazione tecnica e dare così un senso alla laurea in architettura. È lì, nella casa in collina, che Sergio Staino sfoga il suo disagio disegnando per la prima volta Bobo in quel famoso 10 ottobre del ’79. In preda ad un feroce entusiasmo, in pochi giorni Staino si ritrovò con 50 strisce pronte. Non restava che pubblicarle. Furono inviate tutte alla redazione di Linus, a Milano. Pochi giorni dopo, inaspettata, arrivò la chiamata: “Staino, vieni su da noi che ti facciamo il contratto”. L’allora direttore, lo straordinario Oreste del Buono, capì subito che quel personaggio dalla corporatura robusta che si faceva forte di una radicata ideologia rappresentava il presente e il futuro della satira politica. Quel barbuto Bobo rispecchiava con ironia e fedeltà tutta una generazione, quella dei reduci del ’68. Sempre alla ricerca di qualcosa. Di una risposta, di una via da seguire, di una società che fosse davvero socialista. La grande novità di questo personaggio a fumetti -uno dei pochi ad avere una data di nascita e un compleanno da festeggiare- è di raccontare la politica attraverso episodi della vita privata e familiare, a volte anche molto intimi. Non è un caso, quindi, che la moglie di Bobo, Bibi, assomigli a Bruna, compagna di Staino. E che sua figlia si chiami Ilaria, proprio come quella di Staino. E così il figlio Michele e l’amico Molotov. Poi c’è Erna. Per dare forma a quest’ultimo personaggio Staino ha lavorato sugli aspetti peggiori delle amiche -per lo più femministe accanite- della moglie. Il nome, invece, è stato tratto con grande ironia da un film pornografico proiettato nelle sale in quegli anni, Erna e le sue compagne. Un film che Staino si rammarica di non aver visto. E se quel personale e inedito filo rosso fa da conduttore per tutte le storie di Bobo, lo stesso non si può dire per il segno. Lo stile con cui è rappresentato cambia, evolvendosi, durante la crescita personale e professionale di Staino. Dalla staticità iniziale delle figure, quasi immobili dietro tavoli o scrivanie, l’autore fiorentino passa ad un linguaggio più dinamico e complesso, a tratti cinematografico. Adotta zoom, carrellate, panoramiche e soggettive. Poi compare il colore e ci si adegua ai nuovi strumenti, computer in primis. Ma qua a metterci mano, oggi, è il figlio Michele. Non c’è vignetta, striscia o tavola che sia pubblicata senza la lavorazione digitale del figlio minore di Staino. Che certo non resta immobile. Anzi. Accade che nelle sue storie Bobo raggiunga -e viva, raccontando- tempi e spazi molto distanti dalla propria quotidianità. Ed accade anche che l’evoluzione del segno grafico oltrepassi il confine del fumetto acquistando una prospettiva sempre più artistica. Con il linguaggio pittorico Staino è riuscito a raccontare e illustrare anche le storie più amare. Quindi non possiamo che augurare a lui e a Bobo altri venticinque anni come questi. Auguri.

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www.sergiostaino.it

gianluca testa

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  • lo vogliamo dire o no? bobo è tale e quale ad Adornato... spiccicato!
    pure lui ritratto di una generazione: dalle salsicce con maglione al doppiopetto con pizzetto...

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