Disegnatori si nasce o si diventa?
E’ indispensabile una buona formazione professionale di partenza, anche se poi è la passione che occupa il primo posto per riuscire a conseguire dei risultati. La scuola, soprattutto, mi ha permesso di avere i primi contatti per iniziare subito a sviluppare a livello professionale le mie conoscenze.
Perché, fra tutti i linguaggi artistici, decidi di approfondire proprio la vignetta?
Perché, dopo l’Accademia, mi si è presentata l’occasione di entrare nel mondo dell’editoria. Ed essendo un linguaggio che m’interessava già allora, ho deciso di seguirlo.
Che tecniche si usano per fare una vignetta?
Ci sono due approcci possibili: il primo è quando sei in giro, che non hai tempo di fermarti. Allora usi ciò che hai, cioè una penna o una matita e un pezzo di carta. Il secondo, invece, è nel tuo studio: allora disponi di tutti i tuoi attrezzi, il computer, eccetera. Il bello è proprio questo: è lecito usare di tutto, dal mozzicone di matita allo strumento più sofisticato.
Qual è l’aspetto migliore del tuo lavoro?
L’indipendenza. Se improvvisamente ti viene un’idea, come dicevo prima, ti basta un pezzo di carta e una biro per buttarla giù.
E il peggiore?
La vignetta offre degli spazi molto ristretti, soprattutto in Italia. Viene apprezzata, ma non considerata. Per questo, prima di avere dei riconoscimenti, bisogna essere motivati e perseveranti. Non è un linguaggio immediato e richiede una certa attenzione da parte del lettore: è un concetto formulato in una sola immagine.
E cosa dire di Milano per intraprendere una carriera in un ambito, artistico e insieme professionale, quale la vignetta?
Milano è una città da disegnare: è una città contraddittoria, è stimolante. Bisogna mettere in risalto tutte le sue sfumature, la sua incoerenza. Rispetto alle possibilità di trovare un lavoro in campo editoriale, è una città con una tradizione abbastanza consolidata in questo settore. Quindi consiglio di proporsi, di redazione in redazione, e, soprattutto, di essere perseveranti.
Che vedo ciò che gli altri non vedono.
Tu suoni anche il sax. Si può stabilire un nesso fra la musica e il disegno?
Il saxofono è come una penna. Può avere un suono sporco, spezzato. Ma anche dolce e morbido. È come il segno di una biro. Il nesso fra disegno e musica c’è, almeno per me. Mi sembrano due linguaggi simili. E quando disegno ascolto sempre buona musica.
link correlati
www.fabiosironi.com
intervista a cura di marta calcagno baldini
[exibart]
Al Laboratorio degli Angeli di Bologna, un progetto espositivo presenta una serie di opere che ci fanno entrare nelle profondità…
Le opere del duo Pennacchio Argentato mettono in tensione il rapporto tra messaggio e medium: la mostra diffusa negli spazi…
Negli spazi di Villa Rospigliosi di Prato, la nuova mostra di Chiara Ventura indaga relazioni, limiti e responsabilità affettive, attraverso…
Curve, cerchi e linee ondulate, al centro della mostra che la sede parigina di Hauser & Wirth dedica Sophie Taeuber-Arp:…
Annullato lo storico festival dei ciliegi a Fujiyoshida, ai piedi del Monte Fuji, a causa dell’eccesso di turismo: un caso…
Era all'asta a New York. Ma alla fine lo Stato italiano avrebbe trattato con la casa d'aste per garantirsi il…
Visualizza commenti
che bell'articolo!
ciao,
Francesco
...è incredibile, conosco molto bene Fabio Sironi da 31 anni e mi risulta che il sinonimo "vignettista" gli provochi da sempre una certa orticaria...
in effetti, lo si potrebbe definire in molti modi, ma, senza togliere nulla a coloro che vignettisti lo sono di professione, nel suo caso questo non mi pare assolutamente un termine appropriato.
forse bisognerebbe conoscere con meno superficialità la sua produzione.
Fabio Sironi è un maestro dell'illustrazione nella sua forma più alta e completa.
chiunque lo potrebbe verificare visitando il suo sito, dove si può consultare solo una parte infinitesimale dell'opera dell'artista.
quindi molto di quanto scritto nell'intervista pubblicata mi pare cosa errata e piuttosto limitativa.
Complimenti, articolo bellissimo!!!! Molto ben scritto
Dopo aver letto questo articolo noto molto di più il lavoro di Sironi sul Corriere.
Grazie
V.