Banksy sempre più politico
Fino al 18 aprile 2026, alla galleria 10 & zero uno di Venezia, la mostra “Manipolazione d’origine controllata” di Roberto…
Maioliche, porcellane e un vetro veneziano sono i protagonisti della vendita (e mostra) genovese, a Castello Mackenzie. Ecco gli highlights…
L'immaginario di Roberto Cuoghi in mostra alla Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare. Incontro con uno degli artisti più…
Dopo una battaglia legale durata dieci anni, la giustizia ha deciso: il miliardario mercante d'arte David Nahmad dovrà restituire un…
In questa intervista a margine della sua mostra negli spazi di MARTHA, a Palermo, Giusi Sferruggia ci racconta la sua…
Il progetto di Fulvio Morella, presentato in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, raccontato in un libro…
Visualizza commenti
L'intorpidimento e l'assenza di senso critico richiedono messaggi semplici, possibilmente retorici, possibilmente su fatti di cronaca, dove un macro-potere dominante ha creato l'ennesima ingiustizia. Bansky in questo è bravissimo. Non si tratta di fare l'ennesima opera ma di inizarla a vedere là dove sembra non esserci, in questo modo possiamo fare la rivoluzione. Il problema dell'arte di Bansky, come di molta arte, tra la provocazione e l'impegno sociale, è quello di portare le questioni ad una dimensione macro, quando è ormai evidente come l'unico spazio politico rimasto sia il nostro micro. La nostra dimensioni privata e locale. La nostra casa è l'unico parlamento. Come se uno ci ricordasse ogni giorno che la soluzione sta su Marte. La cosa diventa irritante soprattutto se l'ingiustizia viene strumentalizzata con la stessa velocità con cui il passante o lo spettatore del museo la digeriscono e la dimenticano subito. Quindi la vera opera è in queste foto: http://whitehouse2014.blogspot.it