Categorie: lavagna

SOCIAL ART

di - 15 Marzo 2017
Osservando un’opera di Darren Reid il primo commento che potremmo fare sarebbe: “bella foto!”, per poi renderci conto una frazione di secondo dopo che quello di fronte a noi è in realtà un dipinto! Nella sua versione più iperrealistica certo, ma pur sempre un’opera olio su tela. Un genere questo che sui social ha trovato terreno di diffusione fertile specie su Instagram  e Facebook dove Darren conta rispettivamente 12,7 e 1,7 k di follower. E qui si apre un dibattito interessante perché in un’epoca in cui la fotografia è ormai in grado di catturare la realtà nei più minimi dettagli, ha ancora senso realizzare quadri come quelli di Darren? Abbiamo cercato di dare una risposta e di capire al tempo stesso quale sia il segreto per restare a galla nel mare magnum del digitale e, anzi, avere sempre più visibilità sfruttando proprio i nuovi social media.
Il tuo lavoro è molto preciso e accurato, utilizzi una tecnica particolare?
«In realtà no. Sono un artista autodidatta e tutto ciò che vedete è il frutto di pratica e di una ricerca costante. Certo ci sono figure del passato che ammiro e da cui traggo ispirazione come il vedutista Canaletto o i realisti Wyeth e Grimshaw, ma anche Caravaggio e molti altri, in generale cerco però di esprimere sulla tela la realtà con l’esperienza che ho maturato nel corso del tempo».
Quando hai iniziato a dipingere così?
«Ho cominciato ufficialmente solo cinque anni fa, ma ho sempre dipinto così sin dalla prima volta che tenni in mano un pennello. Cerco sempre di migliorare attraverso ogni opera, rendendo il lavoro più complesso e stimolante con l’obiettivo di superare i miei limiti e diventare così un artista più completo».
Oggi tutti abbiamo accesso a fotografie di ottima qualità e risoluzione, come si collocano i tuoi dipinti in questo scenario?
«La fotografia e la pittura sono due mezzi espressivi molto diversi. Un fotografo può catturare un momento, un panorama, rielaborarlo a seconda della sua visione, ma ciò che appare sarà sempre la realtà vera e tangibile, così come appare a tutti. Un pittore invece può alterare quella stessa realtà seguendo le proprie idee, può modificarne la composizione, aggiungere elementi figurativi finché non è soddisfatto del risultato. Il mio lavoro ad esempio non è mai la riproduzione esatta di un luogo. È il frutto di uno studio attento di un ambiente in cui sono già stato e che conosco molto bene, rielaborato e personalizzato seguendo un mio schema ideale. L’obiettivo è anche quello di coinvolgere il pubblico, inducendolo a guardare sempre di più e con maggiore attenzione. La bellezza del mondo è in ogni dettaglio che riproduco, per scoprirla occorre solo osservare meglio».
Il suo rapporto con Internet e i social media: cosa ne pensa del loro potere comunicativo?
«La mia esperienza con la rete e in particolare con i social è stata sempre molto positiva. Essendo un artista emergente ho la possibilità di farmi conoscere meglio dal pubblico proprio grazie allo spazio online. Facebook e Instagram sono due piattaforme utilissime e importanti in quanto permettono alle persone di seguire ed essere aggiornati sul il mio lavoro e le mostre che tengo. Cerco di essere costante nella pubblicazione e soprattutto nella condivisione del materiale come foto e video che documentano la realizzazione delle opere. È fondamentale mantenere questo contatto con il pubblico, è come se li invitassi a entrare nel tuo studio e a partecipare all’esecuzione materiale del quadro. Quando ho iniziato a dipingere è stato difficile trarre insegnamenti su tecniche e metodi validi, così spero che guardando i miei profili altre persone siano invogliate a provare loro stesse».
Quale futuro avrà questo realismo, chiamiamolo ad ‘alta risoluzione’?
«Credo che un bel quadro sarà sempre ammirato. Sebbene il mio lavoro possa apparire fotografico ad un esame più attento le pennellate di colore sono evidenti, non uso gli aerografi proprio perché non desidero nascondere i segni lasciati dal pennello come fanno invece i  fotorealisti. Credo che come ancora oggi siamo affascinati dai grandi realisti italiani e olandesi del Rinascimento, così in futuro lo saremo dalle le pitture realiste moderne. Stili e correnti si sono sempre alternati sulla scena artistica, ma questo genere è sempre stato una costante. Si tratta del tentativo estremo di un artista di rendere quella che per lui è la perfezione, risultato di ore di lavoro, impegno e dedizione».
Stai pensando di sperimentare nuove tecniche e soggetti o continuerai su questo percorso?
«Solitamente inizio a pensare alla prossima opera mentre sono a metà di quella iniziata. I miei quadri richiedono fino a 500 ore di lavoro per essere completi per questo ho molto tempo per elaborare il progetto che verrà subito dopo! Trovo molto interessanti anche altri stili come l’Impressionismo, ma la mia ricerca credo non smetterà mai di essere sempre e solo realista!»
Chiara Gallo

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