Categorie: lavagna

SOCIAL ART

di - 12 Giugno 2017
Quante volte guardando un film o un documentario da bambini ci siamo detti «Da grande voglio essere così!», ma poi niente Indiana Jones, niente Michelangelo, niente Rita Levi Montalcini. John Zoller invece un dopo aver visto in televisione il lavoro di Roy Lichtentstein, non ha perso tempo, ha iniziato a studiare arte, prima in New Jersey e poi a New York, dove ha frequentato la Scuola di Arti Visive. Ma è l’esperienza a definire il suo stile. In quegli anni infatti fa la conoscenza di artisti importanti che diventano dei mentori per lui, lavora nelle gallerie, si reca nei musei, per osservare e assorbire l’arte di tutti i generi. E così costruisce il suo percorso. Oggi John è un artista riconosciuto in tutto il mondo, che ha sperimentato le tecniche più diverse e che sui social ha un seguito numeroso, specie su Instagram dove raggiunge i 7mila followers. È un artista poliedrico nel vero senso della parola, perciò la prima domanda che sorge spontaneo chiedergli è proprio quale tecnica predilige: «Ho sperimentato diversi strumenti e tecniche. Pittura, disegno, fotografia, stampa, scultura, tecniche miste, ma in generale ciò che preferisco è la pittura tradizionale e le tecniche grafiche. Attualmente sto sperimentando diversi materiali, passo dall’utilizzo del nastro adesivo ai colori acrilici, è un mix di stili a cui non saprei dare un nome. Il risultato è un insieme di linee pulite e dinamiche che hanno l’aspetto di un’energia fluida e vibrante. Il mio lavoro attuale fa parte di una serie intitolata “Celestial Mechanics” ed è basato sull’astrazione dell’energia vitale, dei concetti astrofisici e delle teorie scientifiche».
Le tele di quest’ultima serie optical sono davvero coinvolgenti, ma sono anche il frutto di una ricerca precedente, quella relativa alle serie “Burst of light”. Qui l’artista si è concentrato sulla rappresentazione dei bagliori di luce provenienti da esplosioni causate sia da elementi naturali che dall’uomo. «Dalla scintilla della vita alla scintilla della bomba, vita creativa a vita distruttiva, la teoria del Big Bang – spiega Zoller – dal lavoro sull’energia della Terra sono passato all’analisi dei concetti dell’energia universale, ovvero quell’energia che va dal Sole ai pianeti che vi ruotano attorno fino all’universo in espansione. Il mio è anche un lavoro su ciò che non si vede, l’energia infatti è invisibile, ma il suo prodotto no. L’astrazione di questi elementi che lavorano insieme ha formato le basi del visivo, delle linee e del colore. Se si osserva un pianeta in orbita, non si vede la linea della traiettoria, ecco, i miei lavori cercano proprio di catturare quest’essenza, ciò che non si vede». L’ispirazione per John arriva dalla sua personale connessione con l’arte e con il mondo. Da sempre è stato interessato a esplorare i temi della dicotomia e della percezione.
Come ogni artista contemporaneo ha compreso bene l’utilità dei social media per la diffusione della sua arte, tuttavia non ne è rimasto mai influenzato né a livello di contenuti né a livello di stile: «Se l’ispirazione arrivasse dai social avrei dovuto cominciare a dipingere persone che si fanno selfie o la mia cena. Certo, apprezzo i social come mezzo per condividere e diffondere il mio lavoro. Ricordo quando il solo modo per vedere le opere di un artista la gente doveva spostarsi in una città dove erano presenti gallerie oppure doveva recarsi alle fiere d’arte o comprare riviste specializzate. Se all’opening di una tua mostra venivano 200 o 500 persone lo consideravi già un successo, ora invece come artista puoi vivere ovunque e avere un pubblico giornaliero da tutto il mondo». Una piccola rivoluzione per gli artisti che grazie a questa vetrina virtuale possono essere un po’ meno dipendenti dalle gallerie per la mostra e per la vendita delle proprie opere. Ma guardando al futuro, John, come pensi si evolverà il tuo stile? «Vorrei fare un passo indietro, tornare alla serie “Celestial Mechanics” e “Burst of life” magari utilizzando maggiormente i colori. In generale comunque non amo pormi dei limiti. Preferisco vivere il presente e lasciare che il futuro si sviluppi da sé. Chissà quali altre innovazioni tecnologiche avremo tra cinque o sei anni che potranno influire sul processo di esecuzione di un dipinto. Tutto cambia così rapidamente e le possibilità sono infinite. È davvero un periodo bellissimo quello che stiamo vivendo». Che dire, l’ottimismo è il profumo della vita!
Chiara Gallo

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