Una singola figura avvolta in ampi panneggi, isolata in uno spazio non delimitabile, si muove all’indietro compiendo gesti rapidissimi e innaturali. Tre loop video Le banc, Le passage, Le tourniquet costituiscono il lavoro di Christelle Familiari (Niort, 1972), che con l’uso di un rigoroso bianco e nero e un montaggio magistrale comunica un’atmosfera straniante e surreale. La surrealtà, da intendersi come stato percettivo alterato, come allucinazione, emerge fortemente come caratteristica principale dell’edizione 2006 di Fuori Uso, che si svolge, anche quest’anno, presso l’ex Mercato ortofrutticolo.
Se si pensa all’opera di Saverio Lucariello (Napoli, 1958; vive a Marsiglia) Mama, mi gratta il cubo, dove una parrucca di capelli sintetici appesa ad un ventilatore sfiora con un’estremità, nel suo ruotare, la superficie dorata di un cubo, si capisce come sia la percezione sensoriale, e principalmente quella tattile e visiva, ad essere costantemente stimolata. E nelle opere degli artisti invitati questo aspetto si fonde spesso con l’assurdità dell’intervento. Come nel lavoro di Attila Csorgo (Budapest, 1965), che costruisce in modo artigianale lampade che si basano su originali meccanismi rotanti. L’artista, oltre ad installare in mostra uno di questi macchinari, Spherica Vortex, ha esposto anche tre fotografie nelle quali riprende le figure luminose che queste lampade creano con il loro movimento.
Ma più che verso l’assurdo, la maggior parte degli interventi presenti tende verso il sovraccarico, l’iperdecorato, il multisensoriale. Come nell’installazione con neon, specchi di sorveglianza e adesivi di Gunilla Klingberg (Stoccolma, 1966).
Viene, dunque, ad emergere apertamente come l’artista non sia il creatore di qualcosa di inesistente, ma un abile assemblatore che, per dirla con le parole dei curatori, Nicolas Bourriaud e Paolo Falcone, “ritaglia pezzetti di discorso nel grande flusso del parlare sociale, decodifica il fluire, lo photoshoppa, lo post produce, lo evidenzia”.
Un modo di operare che è alla base dei collage di tessuto, specchi o carta di Justin Lowe (Dayton, Ohio, 1976; vive a New York) nelle stampe di Kelley Walker (1969, Columbus, Georgia; vive a New York) e chiaramente anche nel Baroque Fractal di Ludovica Gioscia. Ma se tali lavori manifestano gli Altered States del titolo tramite una visione frastornante, stratificata, sovraccarica, altri artisti li esprimono con una maggiore sobrietà, controllo e attenzione formale. Pervaso da una sensazione liquida, di fluidità e leggerezza, è ad esempio il video Nucleorama di Vidya Gastaldon (Besançon, 1974) e Nathalie Rebholz (Atene, 1978), mentre Emese Benczur (Budapest, 1969), con l’uso di light box e zanzariera, inscena un sottile gioco ottico. Mutevoli e delicate le opere, ad acquerello di cenere su tela, di Luca Vitone (Genova, 1964), il video di Matteo Fato (Pescara, 1979), composto da ben 561
Sempre attento alle tendenze più attuali, nazionali e internazionali, l’evento ideato da Cesare Manzo, si è soffermato quest’anno sul confine tra normalità e anomalia, componendo un efficace affresco dell’attuale società. E così ad esprimere il luogo comune e le fantasie collettive riesce bene il lavoro di Liz Cohen (Phoenix, Arizona, 1973), mentre la sregolatezza e l’angoscia emergono nel grande murale del gruppo Gelitin (Vienna), che tra disegni e fotografie non consente pause o mediazioni e precipita nell’osceno e grottesco.
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