La comunicazione come filtro per interpretare la realtà. Una comunicazione che si serve di immagini mentali, stereotipate dai luoghi comuni, immagini familiari al vivere di oggi, spaventose quanto consuete. Presentando la Global Pink-Bang, Ivana Spinelli (vincitrice del Premio New York 2005) gioca con la moda e il merchandising, realizzando persino un logo della Global Pin Up. Questo diventa simbolo dell’intero progetto, e griffa una linea di articoli fatta di guardaroba e prodotti: dal passamontagna con inserti di peluche e pizzo alla cartucciera rosa; fino alla borsa fashion, che porta in sé tutte le fobie e le ossessioni del mondo contemporaneo. L’artista parte dalla realtà, dai fatti di cronaca, dalle immagini di massa, ma le mostra attraverso la magia degli stereotipi. Simboli che si manifestano inevitabilmente in linguaggi diversi, un’orchestra di immagini, un paesaggio di espressioni dalla quale è impossibile prescindere. Ed è proprio questa varietà di forme, nella libertà che la Spinelli concede alle sue opere, che lo stile si definisce. Nella possibilità di poter interagire, assistere, osservare, comunicare, essere coinvolti dall’universo Global Pin-Up, in cui la figura femminile fa da canale, diventa nuovamente mezzo per comunicare, stavolta sconvolgendo lo sguardo, provocando reazioni contrastanti e che riportano ad una dimensione della realtà che ormai è ovattata e ferma.
Il disincanto del pink-pensiero si manifesta nella retorica moderna, nei colori fluo anni ottanta, nelle ossessioni, nelle fobie di guerra, nei marchi incappucciati che rappresentano una realtà standardizzata, da un pensiero standardizzato, lontano però dalla verità.
Mercificare il disincanto, invogliare a vestirsi di esso, lasciando fuori le oppressioni e gli incubi, scegliendo quindi, come fosse un gesto abitudinario, di identificarsi con un marchio indelebile, un logo che entra a far parte della nostra vita, che ci portiamo a spasso e addosso, un nuovo stile, uno status symbol. Si è catturati da qualsiasi codice scelto, quello gestuale della performance, quello televisivo dei video, la merce esposta, un box pubblicitario, i quadri, e le sequenze di miniature, cornici quasi, che raffigurano continuamente pin-up soldato, che si moltiplicano e si duplicano, come i pensieri che ne derivano. Riflessioni, rielaborazioni e presa di coscienza sui temi toccati, lo sguardo decifra queste invasioni surreali, e a mano a mano, ne scopre il senso, ne svela la natura intima. La chiave ironica, fomenta domande e dubbi. Interroga.
solidea ruggiero
mostra visitata il 10 giugno 2006
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…
Negli spazi dell’Ex Chiesa di Santo Stefano, a Mondovì, una mostra riunisce le opere dei maestri del Surrealismo, dai primi…
Al Museo Lercaro di Bologna, il duo Antonello Ghezzi racconta la nascita di un’opera impossibile: dal fallimento di un progetto…
Il pittore newyorkese si unisce alla mega-galleria di Zwirner, presto lo vedremo in fiera a Frieze Los Angeles e in…
Al SAC - Spazio Arte Contemporanea di Livorno, il primo capitolo di una serie espositiva pensata come laboratorio aperto sulla…
La Direzione Generale Creatività Contemporanea ha pubblicato l'avviso pubblico per la selezione dell'incarico di curatore del Padiglione Italia alla Biennale…