Nulla è come sembra. L’immagine di una pianta, di un’ala di farfalla, di uno stormo di fenicotteri. Non sono semplici rappresentazioni, ma l’espressione di un’essenza. In questa personale Giuseppe Restano (1970 Grottaglie, Taranto) dedica la propria attenzione a tre soggetti che, nelle numerose tele, riproduce con lievi variazioni. Giocando con i differenti formati, ricrea un ambiente naturale: dai palmizi mossi dal vento al rapido e impercettibile battito d’ali delle farfalle, fino ad un gruppo di eleganti fenicotteri rosa che si staglia all’orizzonte.
Nelle sale della galleria domina il silenzio, che sembra venire interrotto, a tratti, solo da una leggera brezza. Le opere di Restano paiono comunicare movimento, una sensazione dovuta alla tecnica usata dall’artista che, scomponendo in più linee, disposte in gradazione cromatica, il contorno delle immagini, riesce a staccarle dal fondo. Capacità, gusto compositivo e sobrietà contraddistinguono il suo lavoro, che solo apparentemente vuole rappresentare la natura.
Se la sensazione che si prova di fronte a queste opere è di rilassante tranquillità, di riposo, come se chi osserva si trovasse in un’oasi nel deserto, ad uno sguardo più attento si avverte una sensazione disorientante. Solo per affinità infatti si deduce che in alcune opere siano state prese, quali referenti, ali di farfalla. Mai complete, ma evocate sempre e soltanto attraverso particolari, le farfalle sono trattate come astrazioni: un insieme armonico di linee e curve con colori delicati e accattivanti.
Agli altri soggetti l’artista arriva addirittura ad assegnare uno sconcertante fondo bianco. A piante, foglie e palmizi non viene associato un contesto. Né un cielo azzurro, né dune di sabbia e neppure altra vegetazione. Sono elementi isolati che dichiarano con coraggio, e anche con un pizzico di vanità, le proprie forme, senza distrazioni. Un’operazione di decontestualizzazione che comunica la necessità di scollare un elemento da un tutto, di astrarlo e trasportarlo in una dimensione concettuale.
Non è un ambiente naturale particolare, riconoscibile, dunque, l’oggetto di analisi dell’artista, quanto l’evocazione di un’anima. Quella mediterranea.
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cristina petrelli
mostra visitata il 28 ottobre 2006
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