Un accostamento ardito, per quanto già proposto nel 1982 al PAC, fra due protagonisti della scena artistica contemporanea degli ultimi trent’anni. L’inconsistenza materiale delle opere di Claudio Olivieri (Roma, 1934), dove la stesura del colore diventa impercettibile, viene accentuata dall’attenzione ai volumi e dall’alternanza tra pieni e vuoti che caratterizza i lavori di Paolo Icaro (Torino, 1936).
Due maestri che portano tutto il valore dell’esperienza e del loro percorso all’interno di uno spazio dinamico, propositivo e ancora non storicizzato, come quello di una giovane galleria. Dai lavori presenti emerge fortemente l’importanza della ricerca, con l’esposizione di opere appartenenti a periodi diversi, dagli anni ’70 agli ’80, fino ad arrivare all’ultima produzione. Un valore insostituibile che arricchisce chi guarda per la comprensione di un percorso artistico vissuto con intensità e consapevolezza.
Se la natura, la trasformazione dei materiali, è alla base del lavoro di Paolo Icaro, in Claudio Olivieri la luce è l’origine di ogni cosa. Per Icaro la trasformazione dei materiali diventa una sorta di processo di purificazione legato a intrinseche qualità fisiche. Un atteggiamento che porta ad una selezione attenta delle materie usate che, per le loro stesse caratteristiche, arrivano a determinare la forma ultima dell’opera. Da qui la preferenza per materiali come il gesso e il metallo, che conferiscono all’opera un aspetto fragile e leggero. Nulla, dunque, è casuale e ogni gesto compiuto dall’artista è rigorosamente controllato. Questo fa si che l’espressività stessa posseduta dai materiali utilizzati risulti mitigata per una costante attenzione all’ordine e all’equilibrio, evidente nella disposizione degli elementi compositivi, guidata da un profondo lavoro concettuale basato su matematica e filosofia.
Di contro, invece, Claudio Olivieri dà luogo a delicate epifanie. Attraverso sfumature impercettibili crea sulla tela apparizioni eteree e inconsistenti. Sono visioni della natura, dell’universo, che l’artista rende possibili per un uso del colore che eguaglia l’azione della luce. Tonalità indescrivibili composte da lievi modulazioni che passano dal nero profondo al bianco più luminoso e racchiudono all’interno della tela la totalità del mondo. Rossi che emergono dall’oscurità e azzurri che si dissolvono nella chiarezza avvolgono l’osservatore rendendolo partecipe del miracolo della creazione. Il colore, orientato alla purezza, si annulla in quanto materia e si fonde con l’infinito proiettando l’opera verso la perfezione dell’assoluto.
Nelle sale dello spazio espositivo la vicinanza delle opere di Olivieri e quelle di Icaro provoca uno stimolante gioco di opposti. L’impalpabilità del primo affiancata alla concretezza del secondo crea un potenziamento delle proprietà espressive delle opere suscitando una sensazione paragonabile a quella del solido cubetto di ghiaccio accostato alla labile fiamma. Una percezione di potenza e bellezza che nasce dalla natura, ma vive e si alimenta nell’interiorità dell’uomo.
cristina petrelli
mostra visitata il 16 dicembre 2006
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