Una mostra interessantissima, e piena di nuovi spunti quella recentemente inaugurata a Fano, 126 opere, di cui 45 inediti, provenienti sia da collezioni private che da musei di fama internazionale, tra cui ricordiamo la Gemaeldegallerie di Berlino. Particolare anche la scelta dell’allestimento, dove i pregiatissimi pezzi nelle loro splendide cornici campeggiano su uno sfondo carminio all’interno di un palazzo storico, quasi a ricreare il loro ambiente di fruizione quasi naturale, degne di nota sono anche le riproduzioni, ottenute attraverso l’utilizzo di pezzi storici di alcuni piani di posa in una sorta di simulazione dell’atelier del pittore. Vasi , bottiglie, cesti di frutta, fiori e cibo sono quindi gli indiscussi protagonisti di questa esposizione.
126 capolavori, che propongono una rilettura del genere della natura morta troppo spesso dimenticata, allestiti in maniera rigorosamente storica, dai precedenti tardo cinquecenteschi ai maestri del genere di fine settecento il tutto in un indiscusso trionfo della natura, e soprattutto degli oggetti di uso quotidiano che attraverso la particolare visione ed interpretazione che ne da l’artista acquistano una valenza superiore, quasi , appunto, un’anima.
Il corpo centrale della mostra , “il cuore pulsante”, è rappresentato , in onore a Fano, che ospita l’evento, dalla sezione dedicata al fanese Carlo Magini, maestro del seicento marchigiano che dedicandosi alla natura morta riscopre il valore poetico delle cose più umili e frugali. È particolare la ricorrenza del tema del cartoccio di carta usato come tappo per le bottiglie a testimonianza delle origini povere dell’artista stesso. In questa sezione compaiono anche alcuni degli inediti, tra cui quello forse più importante, firmato “Carlo Magini Pittore in Fano” proveniente da Londra.
Attorno a questa girano le altre sezioni della mostra che in maniera cronologica analizzano la nascita e la crescita del genere nelle diverse regioni dell’Italia pontificia , dagli ultimi cinquecenteschi all’affermazione vera e propria nel XIII secolo. Si incontrano quindi le diverse esperienze, distanti nel tempo e nello spazio di artisti più o meno noti , che si cimentarono con la natura morta, Da Campi, Carracci e Paolo Antonio Guerrieri per quanto riguarda l’area Emiliano/Romagnola, a Barocci, Guerrieri e Cantarini per l’area Marchigiana, fino alle esperienze della scuola romana, qui rappresentata tra gli altri da Salini, e Bonzi detto il Gobbo.
Un’occasione particolare quindi, sia per rivalutare il genere, ed alcuni artisti artisti a torto considerati minori, sia per farsi un’idea di quello che poteva essere il collezionismo e la committenza privata nei secoli passati.
Stefano Verri
Mostra visitata il 26.VIII.2001
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