La sagoma elegante e severa delle Colonne di Maggio Arpie di Luigi Mainolfi si scorge da ogni angolo del grande parco. Posizionate di fronte alla facciata della villa, le sculture gareggiano in altezza con le antiche e nobili palme, proiettando il proprio riflesso nel laghetto antistante. Sullo specchio d’acqua, immobile e silenzioso, galleggiano I fiori della luna di Enrica Borghi, opera piena di grazia e leggerezza realizzata utilizzando semplici bottiglie di plastica.
La simbiosi fra l’opera dell’uomo e la natura emerge fortemente in questa mostra, che vuole essere innanzitutto un omaggio all’arte di Joseph Beuys (Krefeld 1921 – Dusseldorf 1986) offrendo l’occasione per analizzare l’interpretazione del suo pensiero nella ricerca artistica attuale. Si è scelta per questo una location d’eccezione: il parco del Borgo Storico Seghetti Panichi a Castel di Lama, che con la sua disposizione armonica e le rare specie botaniche, offre un ambiente con particolari aree bioenergetiche dov’è possibile scoprire i benefici influssi che alcune specie di piante esercitano sull’uomo. Una corrispondenza che si ritrova nelle opere esposte attuando un ricongiungimento tra uomo e ambiente che diventa immagine della totalità.
Così l’Agave in rame di Nicola Bolla non è tanto la rappresentazione di un elemento naturale in un contesto ambientale adatto ad accoglierlo, quanto la materializzazione del rapporto reciproco che si realizza tra uomo e natura. Relazione che in Vettor Pisani raggiunge esiti visionari e inquietanti e si sposta, nell’installazione–performance di Andrea Caretto e Raffaella Spagna, verso un vero e proprio intervento di manipolazione nei confronti dell’ambiente. Concetto che ritorn
Non mancano, fra i 24 artisti invitati, personaggi del calibro di Piero Gilardi, Giuseppe Penone, Dennis Oppenheim e Jan Van Oast, che hanno incentrato da sempre la loro poetica sul rapporto fra umanità e natura con esiti ed intenzionalità differenti. E se nelle opere di Paolo Consorti e Fathi Hassan viene esaltata l’energia vitale della natura, che in Tea Taramino e Antonella Piro viene cristallizzata, nei lavori di Filippo Centenari e Davide Coltro questa si esprime in una dimensione impalpabile e mediatica.
Jelena Vasilev, performer serba, riesce infine ad evocare, con Pensavo di essere un lupo, tutta la cieca e assurda crudeltà insita nella natura umana. Su tutto vigila la Rose fur Direkte Demokratie, che posta nel presbiterio dell’antica chiesetta di S. Pancrazio, comunica con lucidità il pensiero, insieme lirico ed essenziale, di Joseph Beuys.
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cristinapetrelli
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