Fa un certo effetto, oggi, parlare di eventi dal vivo, specialmente quando prevedono una grande affluenza di pubblico. Da oltre un anno, ormai, siamo rassegnati alle fiere sospese, rimandate, trasferite online, ai concerti e agli spettacoli in streaming, ai tour virtuali per ammirare una mostra o un’opera che vorremmo acquistare all’asta. Eppure qualcosa si smuove. Mentre Spagna, Olanda e Gran Bretagna sperimentano nuove modalità per i concerti in presenza, gli Emirati Arabi hanno ospitato la Art Dubai Fair 2021, giunta quest’anno alla 14esima edizione (ve ne parlavamo qui). Com’è andata, quindi? Gli eventi live hanno una speranza?
Una serie di mosse vincenti per la principale fiera d’arte del Medio Oriente. La prima, quella di spostare la manifestazione in un’ampia struttura realizzata ad hoc nel cuore del Dubai International Financial Centre (DIFC). Tra il 26 marzo e il 3 aprile, così, ben 18.000 visitatori hanno preso parte all’iniziativa, con 50 gallerie da 31 Paesi, un nuovo sistema di prenotazione online, distanziamento garantito e biglietti esauriti prima dell’apertura.
La seconda, senza dubbio, riguarda il sostegno alle gallerie. Non solo grazie al Remote Partecipation Programme, che ha consentito la partecipazione a distanza per gli espositori impossibilitati a viaggiare, ma anche a un nuovo modello di pagamento, per cui l’affitto dei booth è stato versato a posteriori, in base alle vendite.
Il risultato? «Forti vendite durante tutta la settimana», dicono dalla fiera, «con opere collocate in importanti collezioni private e istituzioni internazionali, e molte in fase di negoziazione». Tra le altre, si segnalano due opere di Ian Davenport, del range di 120-150.000 dollari ciascuna, vendute dalla Custot Gallery Dubai; cinque opere di Mohamed Ahmed Ibrahim tra i 15.000 e i 20.000 dollari ciascuna vendute dalla Lawrie Shabibi Dubai; un Beltran Lavier da 80.000 dollari proveniente dalla Albrarrán Bourdais; diversi lavori di Shilpa Gupta acquistati da un’istituzione per 50.000 dollari da Galleria Continua; un JR da 65.000 dollari e un Daniel Arsham da 45.000 dollari assegnati da Perrotin; e ancora, una serie di opere di Afifa Aleiby vendute per 50.000 dollari ciascuna dalla Kristin Hjellegjerde Gallery.
«Art Dubai ha fatto qualcosa di incredibile, in un momento in cui gran parte del settore dell’arte è in stallo», commenta William Lawrie della galleria Lawrie Shabibi (Dubai-Londra). «Sono rimasto sbalordito dal numero di collezionisti che sono venuti da ogni angolo del mondo, nonostante le restrizioni di viaggio e la burocrazia. C’era un’energia concentrata per tutta la durata della fiera, insieme a molto entusiasmo e alcune grandi vendite».
Com’è andata, dunque? Bene, diremmo. In un formato più intimo, certo, ma anche sicuro, accogliente, in un Paese che sta facendo del soft power e della diplomazia culturale il suo cavallo di battaglia e che si prepara con grinta all’Esposizione Universale di ottobre. Prova superata.
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