Pablo Picasso, Buffalo Bill, 1911
Il suo primo proprietario fu lo storico mercante d’arte Daniel-Henry Kahnweiler, e tanto basta a intuirne valore. Picasso lo realizzò nella primavera del 1911, all’apice del cubismo analitico. E decise di ritrarre proprio lui, il suo eroe, l’uomo aspro in cui si identificava tanto, pioniere, icona della frontiera americana, la superstar Buffalo Bill. Appena accennato, ridotto al suo pizzetto sgargiante e al famoso cappello Stetson, ai suoi tratti essenziali, così tradotti in linee e forme decostruite. Sfilerà da Christie’s, il prossimo 17 novembre, nel corso della 20th Century Evening Sale di New York. La stima è di $ 10-15 milioni.
Qualche dettaglio sul suo curriculum d’eccezione – a partire dalla lista di mostre a cui ha partecipato, nel corso di oltre cent’anni. Picasso lo scelse per la sua storica retrospettiva del 1932 alla Galerie Georges Petit, a Parigi, seguito dal Kunsthaus di Zurigo, ed è stato incluso nella mostra del 1989-1990, Picasso and Braque, Pioneering Cubism al Museum of Modern Art, a New York. Non solo. La vendita di Buffalo Bill coincide con l’attuale mostra del Metropolitan Museum of Art, Cubism and the Trompe l’Oeil Tradition, aperta fino a gennaio 2023. Vale a dire una delle 40 esposizioni che partecipano all’International Celebration Picasso 1973-2023, l’iniziativa mondiale che segna il 50esimo anniversario della morte dell’artista, celebrando la sua duratura eredità.
«L’audace esplorazione di un nuovo territorio da parte di Buffalo Bill», dichiara David Kleiweg de Zwaan, Christie’s Senior Specialist, Impressionist and Modern Art, «fa il paio con l’esplorazione di Picasso, lui stesso stava esplorando nuove frontiere con la sua arte cubista». Due pionieri a confronto racchiusi in un’opera soltanto, in poche linee tutt’altro che casuali. Appuntamento a giovedì.
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