Henri Matisse, Danseuse Dans un Intérieur, Carrelage Vert et Noir (1942), battuta da Sotheby's lo scorso 28 luglio per £6,5 milioni
La grande crisi del 2020 colpisce anche i miliardari, e le ultime notizie su Ronald Perelman sembrano confermarlo. Secondo Bloomberg, l’investitore 77enne, tra i più grandi collezionisti al mondo, sta affidando una buona parte delle sue opere a Sotheby’s per la mediazione delle vendite attraverso aste e transazioni private.
Già all’incanto Rembrandt to Richter dello scorso 28 luglio – riferisce la fonte – i capolavori Peinture (Femme au Chapeau Rouge) di Joan Miró da £ 22,3 milioni e Danseuse Dans un Intérieur, Carrelage Vert et Noir di Henry Matisse, aggiudicato per £ 6,5 milioni, non provenivano da una “property from an american private collection” qualunque, ma dal tesoro accumulato in quattro decenni dal magnate americano. Anzi, in relazione alla stessa asta, Perelman viene identificato anche come il proprietario dell’opera Portrait of John Edward (1986) di Francis Bacon, ritirata poco prima di essere battuta.
Il motivo di queste vendite inaspettate? La ristrutturazione delle finanze ammaccate dalla pandemia, riporta Bloomberg, secondo cui una parte del ricavato sarà utilizzato per rimborsare un prestito presso Citigroup Inc. Ad oggi, però, né i portavoce di Citigroup né quelli di Perelman hanno rilasciato dichiarazioni effettive (e nemmeno Sotheby’s, in realtà, avrebbe mai confermato alcunché).
Eppure, se verificata, una simile mossa non striderebbe affatto con altre azioni “sospette” dell’ultimo periodo, come la vendita (o svendita), avvenuta lo scorso luglio, della partecipazione del 70% in AM General, oltre che delle società Merisant e MAFCO (solo il ricavato di queste ultime due ammonterebbe a 510 milioni di dollari). Quasi un mese fa, d’altronde, anche Vanity Fair segnalava alcune stranezze relative a Perelman, come il licenziamento massivo, nel cuore della pandemia, di dirigenti e dipendenti della sua holding, la MacAndrews & Forbes; e, ancora, il crollo della Deluxe Entertainment, l’espressa volontà di vendere la sua quota di Scientific Games e il debito di quasi 3 miliardi di dollari della società Vericast: tutte realtà legate al suo nome e, in proporzioni diverse, al suo portafoglio miliardario.
Insomma, le news di Bloomberg non sembrano infondate, e di certo lo smembramento massivo di una fortuna simile – che annovera, tra le altre, opere di Rothko, Twombly, Giacometti e Koons – non poteva passare inosservato. E così la stessa collezione che, un paio di anni fa, è sopravvissuta all’incendio della tenuta di Perelman, potrebbe non resistere a questo 2020 di fuoco, che sconvolge anche le terre più riparate.
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