Categorie: Mercato

L’anno d’oro de Il Ponte

di - 16 Gennaio 2016
La casa d’aste milanese Il Ponte, ha rilasciato dichiarazioni che fanno ben sperare per l’andamento generale del mercato dell’arte in Italia: anche il 2015 è stato un anno in crescita.
A parlare è il fatturato complessivo della compagnia, pari a 20,6 milioni di euro, raggiunti anche grazie al primato ottenuto nella sezione Arte Moderna e Contemporanea, che mai prima d’ora ha raggiunto tanti successi. 14 i record mondiali per altrettanti artisti italiani, che hanno fatto totalizzare al dipartimento 8,4 milioni di euro, con un 95 per cento di lotti venduti.
Il primo artista da record del 2015 è Gianfranco Baruchello, che dopo anni passati lontano dalle aste sta vivendo un periodo fortemente positivo, confermato dal buon risultato da Sotheby’s Milano, ma ancora di più dal record de Il Ponte. Quando ci si butta lei del 1975 presentato con una stima tra i 28 e i 35mila euro, è passato di mano a 56mila euro, superando qualsiasi previsione.
Ottimo risultato anche per Mario Negri, la sua statua in bronzo Genesi – Metopa della natività, è stata venduta a 50mila euro, circa 35 mila euro in più rispetto alle previsioni. È andata ben oltre il triplo della stima alta delle previsioni la Superficie in tensione di Gio Pomodoro venduta per 56mila euro. Record mondiale anche per Paolo Icaro che ha raggiunto 27mila e 500 euro, Remo Bianco il cui lavoro è stato battuto per 60mila euro, ma anche Luciano Bartolini, Ideo Pantaleoni e Claudio Olivieri.
I risultati confermano il successo della scelta del direttore del dipartimento Freddy Battino, che da tempo ha deciso di selezionare opere di artisti storici  troppo spesso messi da parte dal mercato, riportandoli sotto i riflettori, restando alla larga dai soliti noti. Una scelta che continua a premiare. (Roberta Pucci)

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  • Ottimo il fatto che le case d'asta lavorino e implementino il mercato dell'arte, dimenticato dal governo come fonte di lavoro da considerare seriamente, ma si noti quanto, per contro, le case d'asta abbiano contribuito a distruggere le quotazioni di maestri di Ottocento e di Novecento.

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