Categorie: Mercato

Marlene Dumas, ovvero la pittrice vivente più costosa all’asta

di - 16 Agosto 2025

Con la recente vendita di Miss January per $ 11,5 milioni (13,6 milioni con i diritti) da Christie’s New York, Marlene Dumas stabilisce un nuovo world record e si riconferma tra le artiste contemporanee più apprezzate (e valutate) al mondo. Anzi, parlando soltanto di pittrici viventi, quest’aggiudicazione risulta in assoluto la più alta mai fissata all’asta, superando anche Propped di Jenny Saville, venduta nel 2018 da Sotheby’s Londra per £ 8,2 milioni (circa $ 12 milioni).

Nata a Cape Town nel 1953, ma attiva da decenni nei Paesi Bassi, Marlene Dumas è celebre per il suo lavoro su temi come l’identità, la sessualità, la colpa e il potere. Le sue figure, spesso ispirate a fotografie di cronaca o di archivio, fluttuano in uno spazio psicologico carico di tensione, ambiguità e provocazione. In Italia l’abbiamo vista di recente, nel 2022, protagonista della maxi mostra open-end a Palazzo Grassi (Venezia), a cura di Caroline Bourgeois; ma le sue opere sono custodite nelle collezioni dei musei di tutto il mondo, dal Centre Pompidou di Parigi alla Fondation Beyeler di Basilea, passando per il Museum of Contemporary Art di Tokyo e la Tate Modern di Londra.

Così l’artista sudafricana continua a riscrivere le gerarchie del mercato dell’arte contemporanea. Ecco i suoi tre risultati più importanti all’asta, a partire dalla vendita straordinaria di maggio.

Miss January (1997). $ 13,6 milioni

Maggio 2025, da Christie’s viene fissato il nuovo record con Miss January per $13.635.000 USD. Proveniente dalla prestigiosa Rubell Family Collection, l’opera del 1997 rappresenta una tappa fondamentale nella carriera dell’artista. Si tratta di una revisione adulta e stratificata di Miss World, il primo disegno noto di Dumas, realizzato a soli dieci anni, in cui si vedono dieci figure femminili, idealizzate e seducenti, disposte sulla tela come modelle da calendario – anticipando quel filone di indagine sulla rappresentazione del corpo e dell’identità femminile che avrebbe segnato tutta la produzione successiva dell’artista. Miss January prende ispirazione diretta dalle pagine di una rivista pornografica interamente dedicata a una singola modella, un esempio perfetto del metodo di lavoro ricorrente di Marlene Dumas. L’artista attinge spesso a immagini trovate: fotografie intime, come Polaroid di amici o amanti, oppure materiale editoriale esplicito, che rielabora in pittura per creare opere cariche di ambiguità emotiva e tensione psicologica. Il risultato è un ritratto collettivo femminile che, pur partendo da codici visivi associati al desiderio, si trasforma in qualcosa di più complesso e inquieto. Le figure non si limitano a essere rappresentate: vengono interrogate, scomposte, rese vulnerabili. Miss January non mostra semplicemente una donna, ma ci costringe a ripensare il modo in cui guardiamo e cosa significa farlo.

The Visitor (1995). $ 6,3 milioni

Sei figure femminili giovani, viste da dietro, occupano uno spazio angusto e opprimente. I loro corpi, allineati e in posa identica, guardano verso una porta socchiusa da cui proviene una luce abbagliante. L’uomo che dà il titolo al quadro – the visitor, il cliente – è l’assente evocato: il centro simbolico della scena è la sua attesa. Il dipinto dialoga apertamente con la tradizione pittorica europea: da Degas a Munch, da Manet a Picasso, ma sovverte il punto di vista canonico. Se l’arte moderna ha spesso posizionato lo spettatore come voyeur, Dumas lo colloca dietro la scena, nello spazio buio e ambiguo della complicità. In questo modo, l’osservatore non guarda soltanto: partecipa, è chiamato in causa. Con una pittura tesa e vibrante, fatta di lavaggi traslucidi e colpi di colore acido con gialli, viola e verdi, Dumas mette in discussione i ruoli di potere legati alla visione, al genere e al desiderio. The Visitor non denuncia, non consola: espone la tensione tra sguardo e violenza, tra intimità e consumo. Venduto nel 2008 da Sotheby’s per oltre 6 milioni di sterline, è ancora oggi uno dei quadri più iconici e disturbanti del catalogo di Dumas.

Love Your Neighbor (1994). $ 5,9 milioni

Blu, nero e giallo si fondono sulla superficie di Love Your Neighbor (1994), una delle opere più imponenti e intense di Marlene Dumas, realizzata in un anno cruciale: quello della fine ufficiale dell’apartheid in Sudafrica, sua terra d’origine, e a un anno dalla sua prima, fondamentale partecipazione alla Biennale di Venezia. Il dipinto presenta una parete di corpi nudi, anonimi, privati di riferimenti diretti, esposti eppure inafferrabili. Con fluide pennellate Dumas indaga la vulnerabilità del corpo, ma soprattutto il suo valore politico, sociale ed emotivo. Il titolo biblico Love Your Neighbor (“Ama il prossimo tuo”) suona insieme come esortazione e paradosso. L’opera non rappresenta l’amore, ma lo mette in discussione; non lo raffigura, lo cerca. In un contesto in cui la nudità non è mai neutra, Dumas alterna rivelazione e occultamento, offrendo al pubblico figure spogliate ma non disponibili, esposte ma non leggibili. Come spesso accade nel suo lavoro, anche qui lo sguardo dell’osservatore è ambiguamente coinvolto: testimone, forse complice ma mai innocente. Venduta da Sotheby’s nel 2023 per oltre $ 5,8 milioni, è oggi considerata una delle tele più emblematiche della sua produzione matura.

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