Bernhard Strigel, Thurifer angel in a yellow tunic, 1520. Artpaugée
Francia, Tolosa, 4 febbraio. Segnatevi queste coordinate. La casa d’aste Artpaugée annuncia la vendita di un capolavoro rinascimentale, il dipinto Thurifer angel in a yellow tunic (Angelo con incensiere in una tunica gialla) realizzato nel Cinquecento da Bernhard Strigel. Un vero gioiello dell’artista di Memmingen, nonché “pendant” dell’Angelo Thurifer del Louvre di Abu Dhabi che nel 2009 andò all’incanto, da Drouot, per oltre un milione. La stima? Una cifra compresa tra 600mila e 800mila euro.
Qualche dettaglio sulla sua storia. Tra gli (ex) proprietari illustri la casa d’aste menziona François-Louis-Esprit Dubois, che tra il 1809 e il 1811 acquisì dalle grandi famiglie toscane circa quattrocento opere di valore – inclusa l’Adorazione dei Magi di Botticelli, per rendere l’idea. È da lui che ne entrò in possesso il conte di Saint-Morys (per appena 23,10 franchi!) nel maggio 1816, quando l’asta all’Hôtel Bullion lo attribuiva ancora ad Albrecht Dürer: «Un angelo, in ginocchio a terra, ali spiegate e tunica», recitava il catalogo, «coperto da un mantello rosso con ricami in oro, regge un incensiere. Pezzo preziosamente dipinto, splendidamente colorato e ben conservato». Un ulteriore passaggio nel 1818, una vendita nel 1845, qualche inevitabile punto d’ombra; e così la tavola confluisce in una collezione privata di Tolosa – la stessa città della Giuditta di Caravaggio, esatto – fino agli attuali proprietari. La riscoperta dell’opera? Lo scorso luglio, nel corso di un inventario per l’assicurazione. «Era in condizioni così buone che quando l’ho vista la prima volta ho avuto dei dubbi sulla sua autenticità», avrebbe affermato il banditore di Artpaugée.
Ultimo punto, l’ipotesi sulla somiglianza con l’Angelo di Abu Dhabi (date un’occhiata qui). Secondo gli esperti, i due esemplari potrebbero derivare dallo stesso polittico, forse quello destinato alla chiesa di Nostra Signora a Memmingen. «È eccezionale», riporta il catalogo della casa d’aste, «trovare due opere provenienti da una stessa pala d’altare». E conclude: «Dopo essere stati separati per più di duecento anni, i due angeli sono riapparsi nello spazio di poco più di un decennio. Ognuno ha una provenienza affascinante […], ognuno ha avuto un viaggio straordinario. La riscoperta di questi rarissimi ed eccezionali capolavori è una preziosa aggiunta alla comprensione dell’opera di Bernhard Strigel e del suo posto nella storia del Rinascimento». Appuntamento a febbraio, adesso, per scoprire l’aggiudicazione finale. E chissà che non tocchi proprio al Louvre di Abu Dhabi l’impresa di riunire i due angeli perduti.
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