Mentre il sistema dell’arte si avvia cautamente alla ripresa delle attività, il mercato, nonostante i pessimismi che lo attanagliano, sembra dare i primi segni di ripresa: Ken Griffin, fondatore dell’hedge fund Citadel, ha pagato 100 milioni di dollari per una tela di Basquiat del 1982 intitolata Boy and Dog in a Johnnypump. L’opera era precedentemente di proprietà di Peter Brant, magnate dei media e collezionista, la cui vasta collezione di Basquiat era stata esposta lo scorso anno alla Fondazione Brant a New York City.
Griffin, originario di Chicago, è trustee del Whitney Museum, il suo nome lo troviamo nella la hall del museo, in una sala dell’Art Institute di Chicago e in un’ala del Museum of Modern Art. Un portavoce ha affermato che Griffin ha già deciso di condividere pubblicamente la tela di Basquiat.
Secondo il Billionaires Index di Bloomberg, Griffin ha un patrimonio netto stimato di 15,3 miliardi di dollari, molti dei quali legati alla sua collezione, che include opere di Jackson Pollock, Willem de Kooning e ora Basquiat.
Da quando il lock down per COVID-19 è entrato in vigore a marzo, secondo Bloomberg, la maggior parte delle transazioni private è rimasta al di sotto di 5 milioni di dollari. Secondo un rapporto, le principali case d’aste mondiali hanno registrato un calo delle entrate del 40 per cento nel primo trimestre del 2020 a causa della pandemia. Il totale delle aste per maggio, in genere il mese in cui Christie’s, Phillips e Sotheby’s tengono le loro principali aste di primavera a New York, quest’anno sono calati del 97 per cento rispetto a maggio 2019.
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