Pace Gallery, 540 West 25th Street, New York. (Courtesy Pace Gallery, New York; photograph Thomas Loof)
Quando le gallerie di prima fascia si muovono, il mercato osserva. Quando lo fanno insieme, il mercato cambia. Pace Gallery, Emmanuel Di Donna e David Schrader hanno annunciato un nuovo progetto condiviso nel campo del mercato secondario e che prenderà il nome di PDS – Pace Di Donna Schrader Galleries e inaugurerà nella primavera 2026 con l’apertura di una nuova sede nell’Upper East Side di New York e con una grande mostra storica nell’autunno successivo.
Ma la notizia non sta nello spazio – anche perché Pace ha già una costellazione planetaria di sedi – bensì nella formula. PDS è più una aggregazione che una espansione ed è indice di una scelta strategica di tre attori di peso che, invece di contendersi l’arena ipercompetitiva del second market, decidono di provare a ridisegnarne le regole, attraverso un’alleanza esplicita.
Il progetto nasce come una “boutique globale”, piccola nella forma, ampia nell’ambizione. Pace porta in dote relazioni istituzionali, un accesso privilegiato alle grandi eredità artistiche e un network internazionale senza paragoni nel settore. Art dealer di origini francesi e di base a New York, Di Donna, con il suo know-how sul modernismo statunitense ed europeo e il rigore curatoriale è stato anche vicepresidente di Sotheby’s Impressionist and Modern Art Worldwide – garantisce una connoisseurship dal taglio museale. Alle due gallerie si unisce Schrader, collezionista e già amministratore delegato di JPMorgan Chase, che, dopo aver costruito per un decennio l’architettura delle private sales di Sotheby’s, offrirà la sua fine comprensione dei meccanismi del mercato secondario e delle transazioni ad alta complessità.
E così PDS si configurerà come una piattaforma integrata tra aste, private sales, costruzione di collezioni, advisory finanziaria e relazioni museali, per una sorta di “studio associato” del mercato secondario.
In un settore da anni segnato da un’escalation di costi, con fiere sempre più gigantesche e sedi sempre più costose, PDS appare come una risposta infrastrutturale a una crisi strutturale. Lo ha espresso chiaramente Marc Glimcher, CEO di Pace: la competizione esasperata ha prodotto un modello «A basso margine e alto costo fisso», che non giova né agli artisti né ai collezionisti. L’unica alternativa, suggerisce, è cambiare modello o, almeno, iniziare ad aprire qualche altra strada. Anche per Schrader il progetto rappresenta una risposta «A un mercato che ha superato la sua vecchia architettura»: quando la scala del settore cresce oltre le strutture ereditate dal Novecento, la soluzione non è aggiungere un’altra sede, ma immaginare un’altra forma.
«Per oltre vent’anni, Marc, David e io abbiamo collaborato informalmente ogni volta che un’opera, una collezione o un progetto museale richiedeva una prospettiva condivisa», ha affermato Emmanuel Di Donna, «Formalizzare questa partnership ora sembra naturale e tempestivo».
Un precedente illustre è quello di LGDR, la super-galleria nata nel 2021 dalla fusione tra Dominique Lévy, Brett Gorvy, Amalia Dayan e Jeanne Greenberg Rohatyn, diventata dopo un paio di anni Lévy Gorvy Dayan, dopo l’uscita di Greenberg Rohatyn. Segno che la fusione, nel mondo delle gallerie, è un processo fragile: i modelli identitari, i ritmi di lavoro e gli equilibri interni ed esterni sono difficili da integrare.
Per mitigare i rischi, PDS si presenta come un progetto modulare, una piattaforma operativa, dunque un esperimento, mirato più a spostare certi parametri che a consolidare uno status quo. I tre saranno comunque soci paritari nella Pace Di Donna Schrader Galleries e promettono di lavorare in sinergia su tutti gli aspetti dell’iniziativa, «Creando un’impresa museale di ineguagliabile competenza, esperienza e portata».
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