Augusto Romano è un giovane imprenditore che ha fatto una scelta, quella di rincorrere un sogno. Un sogno fatto di denim e creatività. Figlio d’arte e, ci si passi la metafora, nato con i jeans. La Romano spa è una storica azienda, terzisti per grandi marchi di moda nazionali e internazionale.
Quando Augusto raccoglie il testimone da suo padre i destini scritti nel suo nome si fanno subito realtà, e l’imprenditore realizza performance commerciali impensabili per un’impresa italiana tanto più per un’azienda che decide di rimanere fedele alla Puglia, terra d’origine e codice caparbio.
Lo scranno più alto di Meltin’Pot è occupato da un uomo che persegue un obiettivo, quello che l’accademia chiamerebbe impresa-socialmente-capace e quello che la storia d’impresa classificherebbe come il ‘sogno di Adriano’.
Non quello dell’imperatore, sebbene pure in questo caso la metafora si presterebbe per paralleli dinastici e per la capacità di aver penetrato il mercato anglosassone, ma quello del grande Olivetti, che ad Ivrea impostò un metodo di lavoro, un’utopia culturale, un sogno organizzativo.
Meltin’Pot è un’azienda giovane e in crescita e da Olivetti ha mutuato lo spirito, la collaborazione con designer e creativi di tutto il mondo, e particolare da non dimenticare l’eccellenza di prodotto. Meltin’Pot è una tessera del mosaico Made in Italy. Meltin’Pot è saldamente ancorata al proprio nome, all’idea stessa di crogiuolo, innesto di diversità, incrocio di luoghi e gente. Un marchio dedicato alla singolarità di ciascuno nella vita.
Apparentemente il nome potrebbe trarre in inganno. Meltin’Pot non solo è italiana, ma con il nome prova a declinare la vocazione internazionale dei suoi valori e a sottolineare il collaborativo intreccio delle leve creative che al progetto danno vita.
A cominciare da Rankin, fotografo, fondatore di magazine di riferimento come Dazed and Confused e Another Magazine, e Fabio Novembre, designer, creatore di luoghi di intrattenimento, di flagsphip store come di mobili-icone. Da quattro stagioni a Rankin è stato affidato il ruolo di Creative Art Director. Un lavoro che prima ha privilegiato campagne trasversali, energiche e dirompente e che nel 2005 ha visto uno scatto di originalità e rischio.
Il marchio è votato all’innovazione sotto ogni aspetto, dal design al marketing, e compie un temerario balzo avventurandosi nel cinema.
Non solo una maniera alternativa di presentare una collezione, ma un’operazione che s’inserisce nello scambio virtuoso tra impresa e cultura.
Non come semplice sponsor ma come produttore esecutivo Meltin’Pot è coinvolta nella realizzazione del film The Lives of The Saints, per la regia di Rankin, aprendosi al mondo della moda e a quello del cinema.
Fabio Novembre invece è l’Industrial Design Director, il responsabile di tutta la direzione di Meltin’Pot che comprende tra l’altro la sede e lo showroom di New York nel Meatpacking District, lo showroom di Milano, gli allestimenti dei corner dei maggiori punti vendita Meltin’Pot in tutto il mondo, complementi (grucce appendiabiti, espositori), stand fieristici, e il progetto di Villa Pellegrino, la guest house di Matino, pensata per ospitare, come in una sorta di grande foresteria artistica, collaboratori e tutto l’entourage non residente in modo stazionario nel posto. E così, secondo il volere di Augusto Romano, anche Meltin’Pot avrà la sua casa
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www.meltinpot.com
M2
*articolo pubblicato su Exibart.onpaper. Te l’eri perso? Abbonati!
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