Lo sforzo di infilare lo sguardo in un caleidoscopio per poi scoprirne magia e richiami è lo stesso che si richiede nel recarsi fino a Gorizia. Insomma, qualcosa in più della fatica che s’impiega nello scartare un regalo.
Gli spazi espositivi di Palazzo Attems-Petzenstein si aprono al genio educato dei Missoni. Dopo le architetture indossabili di Roberto Cappucci e le sperimentazioni di Zoran Music, i Musei Provinciali di Gorizia ospitano una mostra/racconto di quell’avventura di stile e progetto che è stata ed è tutt’oggi la moda Missoni. La mostra è curata da Luca Missoni, che in azienda si occupa di disegnare le collezioni Uomo e Missoni Sport.
Il compito curatoriale nasce non solo dall’esperienza e dalla sensibilità dedicata al suo lavoro, ma anche dall’inclinazione artistica che lo ha portato a disegnare spesso costumi per balletti contemporanei e a scattare fotografie. Tra i suoi maestri Alfa Castaldi, tra l’altro marito di Anna Piaggi, indiscussa regina-madre del giornalismo di moda, che per prima negli anni Sessanta si interessò seriamente al lavoro dei Missoni.
Luca è affascinato da macchine, meccanismi e tutto quanto abbia un rapporto con la tecnica. Sin da adolescente ha ama realizzare piccoli esperimenti di maglieria, elementari ‘pezzi unici’. Quando ha cominciato a lavorare nell’azienda di famiglia si è specializzato nella realizzazione di disegni per la maglieria e ha portato avanti lo studio di nuovi motivi, cercando di esprimere, ottimizzare e diversificare i potenziali delle diverse macchine tessili. Questa rimane anche oggi una delle sue specializzazioni. Attivare interazioni di metodo e inventiva che lui oggi descrive così: “Amo scoprire le potenzialità, andare oltre i risultati per cui un certo meccanismo è stato concepito. E applicare al meglio l’arte del nostro lavoro”.
La cura e l’entusiasmo delle sperimentazioni del curatore sono le stesse degli altri componenti della dinastia, e così la mostra è un coro di id
Caleidoscopio è la metafora che il titolo consiglia. Tuttavia rimane da suggerire, poiché complementare, anche quella del mosaico. Luca Missoni ha concepito il progetto come un percorso multisensoriale in cui i visitatori collezionano e raccolgo le tessere di un viaggio figurativo multisensoriale: sentire immagini, disegni, stoffe e oggetti rivestiti, per vivere lo stile e la filosofia del colore, cifre stilistiche inconfondibili.
In mostra è presente la collezione personale degli arazzi patchwork di Ottavio Missoni, composta da oltre 40 esemplari di grande formato, insieme a più di 100 pezzi tra abiti, maglie, oggetti e tessuti di arredo articolati in una serie di installazioni dal sensazionale effetto.
I motivi decorativi -righe multicolori, zigzag, fiammati, grafismi e geometrie– diventano i segnali si un percorso, quasi un sentiero tortuoso, una scalata alla conoscenza di una storia d’impresa, di stile e di arte applicata.
Oltre al singolare tributo -il legame della famiglia Missoni con il territorio friulano nasce evidentemente da ragioni biografiche, legate alla vita di Ottavio, dalmata di nascita e triestino d’adozione- la mostra è un nuovo sguardo sulla creatività Missoni.
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