Allestimento della serie “L’Era Successiva” di Mariella Bettineschi, Jardin des Tuileries, Parigi 2022
Innovativo è instaurare una compenetrazione tra arte e moda; visionario è lasciare che sia la prima a ospitare l’altra, svelando su un piano manifesto l’indagine posta alla base di tale binomio. Per l’ultima sfilata Prêt-à-Porter Autunno Inverno 2022-2023 di Dior, inaugurata il primo marzo nei raffinati Jardin des Tuileries di Parigi, la Direttrice artistica del Brand Maria Grazia Chiuri sceglie la collaborazione con l’artista italiana Mariella Bettineschi, a seguito del loro incontro con la critica d’arte Paola Ugolini. Le opere sono ispirate ai capolavori dell’arte europea dal ‘500 al ‘900, racchiuse da una cornice dorata in un’atmosfera di epoche in cui l’immortalità della Storia entra in confidenza con i miti moderni. La scenografia dell’evento ricrea “una grande quadreria rinascimentale”, sulle pareti del padiglione lungo 36 metri e alto nove, interamente dipinto di un intenso rosso pompeiano che ricorda la consistenza del velluto. 54 sono i ritratti in bianco e nero della nuova serie dell’artista a riempire lo spazio, secondo un allestimento “a incrostazione”.
La composizione spaziale proietta verso l’esterno l’originario concetto di possesso come ornamento che, legato come la moda al collezionismo, volge «Dal mobile e mutevole all’immobile e durevole», secondo lo storico dell’arte austriaco Julius von Schlosser. Si tratta del sogno del permanere nel trasformarsi, pur colloquiando artisticamente a distanza di secoli.
«Ci sono tanti cicli nel mio lavoro e l’ultimo si chiama “L’Era Successiva”. Prendo un’icona tradizionale, raffigurata da pittori grandiosi che avevano guardato alla modella come a un oggetto; ne rivaluto completamente l’operazione, tolgo lo sfondo, astraendola dal suo contesto, e lavoro sul viso, sul primo piano», afferma l’artista. Il gesto artistico si compie attraverso il taglio-copia digitale, nella quale «Rimangono soltanto la donna e i suoi occhi», ripetuti secondo una serialità tipica contemporanea.
La tradizione dei maestri del passato era incentrata sul contenuto, il cui fulcro era raffigurato dalle storie umane. Con la serie di Mariella Bettineschi emerge l’interiorità, la coscienza di “un’arte senza tempo” che allude all’attesa e induce alla contemplazione. Il filo conduttore è la raffigurazione femminile, dalla Primavera di Botticelli alla Venere di Tiziano, dalla Giuditta di Caravaggio alla Grande Odalisca di Ingres fino all’Olympia di Manet.
«Essere nel settore della moda oggi significa anche ricostruire il rapporto performativo tra corpo e abito nella dimensione della tecnologia estetica. Questa collezione prende anche, in qualche modo, il nome dell’opera di Mariella Bettineschi; si tratta di una mostra d’arte vera e propria», spiega Maria Grazia Chiuri. Lo show occhieggia all’arte performativa in modo particolare con il primo capo sfilato, una tuta innervata da inserti luminescenti creata dalla Direttrice artistica in collaborazione con i laboratori della startup italiana D-Air Lab, proiettata sull’innovazione e sulla ricerca sperimentale.
Icone dell’arte diventano personaggi attuali, liberati dal loro contesto originario e composti unicamente dalla propria espressività e dalla storia che portano in sé. Donne dallo sguardo raddoppiato alludono a una visione moltiplicata, evocando l’idea di passato e futuro, osservato e osservatore, ponendo il pubblico e la moda sotto gli occhi dell’arte.
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