Da una parte, una storica firma del made in Italy, alla quale il Metropolitan di New York dedicò una memorabile mostra, nel 1982. Dall’altra, un giovane artista tedesco, conosciuto per le sue immagini visionarie in cui natura e architettura danno vita a paesaggi terzi, ibridi. Stiamo parlando di Valentino, marchio fondato nel 1957 da Valentino Garavani,”il re della moda italiana”, e del “nomade digitale” Timo Helgert, che presentano una nuova collaborazione nell’ambito di REDValentino, brand che strizza l’occhio alle giovani generazioni e per il quale la maison inviterà diversi artisti a reinterpretare e raccontare le proprie collezioni.
Dopo la producer, compositrice e polistrumentista Alissia, coinvolta per la collezione autunno inverno 2020-2021, e lo street artist Roberto Collodoro, aka Robico, che ha personalizzato le sneakers della limited edition RED(V) Bowalk, REDValentino prosegue nel ciclo delle stagioni della moda con Helgert, che ha realizzato il nuovo lookbook della pre-collezione Spring ’21. E non potrebbe essere più indovinato il dialogo tra la natura che si riappropria dei suoi spazi immaginativi, sviluppandosi come in un sogno su grandi ponti di ferro e nei vagoni della metropolitana, e i capi della prossima primavera di REDValentino, ariosi, leggeri e dinamici, ispirati alla delicatezza – ma anche alla perseveranza – dei fiori.
Durante i mesi più duri del lockdown, siamo stati frequentatori seriali della pagina Instagram di Timo Helgert, che sul social network pubblicava le immagini suggestive di The return of nature, una rivisitazione delle città maggiormente colpite dal virus, come Milano, New York, Agra, Madrid, Tokyo e Berlino, ammantate di fiori e farfalle. «Questa visione si sposa perfettamente con il romanticismo e il senso di ribellione della nuova collezione REDValentino», ci hanno detto dalla maison.
«Ho reinventato una serie di diversi interni urbani, come la Galleria Vittorio Emanuele di Milano il Brooklyn Bridge di New York, l’interno del Museo del Prado di Madrid, la metropolitana di Berlino, per ispirare le persone chiuse in casa», così Helgert parlava dei suoi ambienti fantastici, scenografie perfette per ospitare una sfilata altrettanto onirica.
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