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fino al 15.VI.2013 | John Wood&Paul Harrison. Work of Fiction | Napoli, Studio Trisorio

di - 11 Giugno 2013
Differenza e ripetizione è il titolo di un fondamentale saggio di Gilles Deleuze del 1968 in cui riflette sul tema centrale della differenza ed il suo rapporto con l’identità e la ripetizione. Si tratta di comprendere il flusso del reale come un processo in divenire molteplice e plurale, laddove il diverso è una differente forma di affermazione, l’attuazione, seguendo il pensiero di Nietzsche, di un atto creativo alt(e)ro. La differenza si svincola dall’identità e si afferma in questo distacco liberatorio.
La ripetizione non riproduce più l’abitudine, ma diventa dispositivo di elaborazione del diverso. Ciò che si ripete non è più l’identico, ma la ripetizione in quanto tale, “il ripetersi del ripetersi”, il diverso sempre uguale a se stesso. Scrive Deleuze, nel sopraccitato testo, che: «tutte le identità non sono che simulate, prodotte come un effetto ottico, attraverso un gioco più profondo che è quello della differenza e della ripetizione». Queste osservazioni, mi sembra, riguardino da vicino il lavoro di John Wood & Paul Harrison, o quantomeno ci offrono la possibilità, ponendosi quasi come uno strumento metodologico, per provare ad avvicinarci con meno sospetto all’opera della nuova coppia della British Art.
Nella mostra “Work of Fiction” allo Studio Trisorio il duo ha presentato quattro video, due piccole installazioni e un cospicuo numero di disegni. Attraverso i diversi medium è possibile analizzare gli elementi di una poetica capace di riflettere lucidamente l’ordine del reale, senza mai tralasciare ironia e paradosso. I disegni, scevri di qualsiasi elemento superfluo, coniugano il rigore concettuale minimalista ad una resa formale che riconosce nella semplicità infantile dei pennarelli gli strumenti d’esecuzione. In questa disparità tra concetto e forma, si manifesta una discrepanza, non priva d’ironia, che s’interroga sullo statuto dell’opera alimentando la paradigmatica antitesi tra teoria e prassi. Le due piccole installazioni Good Book 1 e Book 2 spostano la riflessione sul piano oggettuale, sottoponendo la forma libro ad un’oscillazione in due tempi che ne demarca, mediante una riduzione ed un accrescimento, le possibilità plastiche. Ovviamente queste azioni ridiscutono anche le proprietà di un oggetto simbolico come il libro, operando una sorta di risemantizzazione ontologica del significato ed il valore ad esso attribuito.
Centro focale dell’esposizione sono quattro video: 10×10, 100 Falls, Diybied, Unrealistic Mountaineers, che vedono gli stessi artisti protagonisti; in queste opere prendono forma i concetti deleuziani di differenza e ripetizione. In 10×10, una sequenza video verticale ci fa spettatori ascensionali di un ambiente asettico (un ufficio?) che muta costantemente la grammatica compositiva degli interni, ma ripropone ogni volta la medesima banalità ed assurdità delle azioni. Un ciclo, senza soluzione di continuità, che fa della ripetizione ossessiva delle differenze, una condizione imprescindibile della quotidianità. Sulle stesse frequenze lavora 100 Falls che mostra Paul Harrison nel maniacale, quanto assurdo, atto di cadere e risalire da una scala in cento modi diversi. L’opera porta a compimento la riflessione della coppia inglese divenendo sintomatica metafora della realtà.
Massimo Maiorino
mostra visitata il 29 maggio 2013
Dal 19 aprile al 15 gugno 2013
John Wood&Paul Harrison. Work of Fiction
Studio Trisorio
Riviera di Chiaia, 215
80121 Napoli

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