Chissà se i passanti avranno notato quella cassettiera di cemento che Timo Kube (Harsewinkel, 1977) abbandonò per tre giorni sull’asfalto in pieno centro ginevrino. Sono passati circa quattro anni da quando l’artista tedesco aveva dislocato quell’oggetto ingombrante in Rue de Montchoisy prima di rientrare con una borsa di studio a Berlino dopo un diploma al Chelsea College of Fine Art. Ed è proprio in quel di Londra che Timo Kube per la prima volta ha esposto nel 2005 la serie pittorica Corridor, rappresentata negli spazi della galleria napoletana da un dipinto di grande formato selezionato insieme ad altri lavori che appartengono alla sua recente produzione pittorica.
Se quei cassetti granitici non potevano scorrere, lasciando letteralmente impietrito il visitatore, non scorrono nemmeno le porte che delimitano lo spazio di questo corridoio su tela (forse l’ingresso di un asettico studio rischiarato da una luce morbida). Il visitatore respinto con fermezza sull’uscio, deve accettare la bidimensionalità delle rappresentazione pittorica. I dipinti di Kube agiscono il vuoto, rendono tangibile la distanza costitutiva che separa l’opera dal fruitore. Il dipinto si nega alla profondità spaziale della rappresentazione pittorica e dello spazio espositivo per affermare i suoi valori materici e cromatici.
Gli scavalcamenti di campo non sono concessi neppure nella serie Curtains, dove la pittura ad olio lascia intravedere come in una dissolvenza incrociata la presenza di alcuni oggetti in secondo piano che restano avvolti nella coltre biancastra delle tende. Restano da menzionare i tre dipinti della serie SDG (Studien des Gegenuberliegenden).
Anche se queste celle pittoriche di piccolo formato sprigionano una maggiore varietà cromatica, la scala del grigio prevale sugli altri colori. Un grigio opaco e argilloso che non rispecchia la realtà circostante, ma riflette soltanto se stesso e sulle sue proprietà materiche vagliate dallo sguardo altrettanto opaco del pubblico fruitore costretto a fare un passo indietro per apprezzare le qualità intrinseche al mezzo pittorico.
giuseppe sedia
mostra visitata il 27 aprile 2007
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a questo punto manca solo la signora in ciabatte che chiede : - MA CHE é SUCCESSSS ?
che vergogna .... e fuoco alla paglia ,... chi ne ha !
Francesco perdonali, sono cosi' abituati a vedere mondezza spacciata per buona che quando gli capita un'artista davvero interessante non sanno riconoscerlo, si indignano addirittura
infatti, ho scritto 'brutta mostra' e non 'brutto artista'. ma, mi permetta sig. annarumma, un gallerista che - nel tentativo di replica - si nasconde dietro il curriculum vitae del proprio artista è così triste...
cordialità
...i soliti commenti approssimativi! Kube è finalmente un artista che non si interessa di accattivare lo spettatore ma, da artista severo, esprime una estetica della sparizione cruda(Baudrillard docet). Bravo Kube e coraggiosa la galleria.
Caro Vincenzo
estenderò il tuo invito a "ripigliarmi" sia alla rivista ArtReview che lo ha votato come uno dei 25 giovani artisti internazionali più promettenti, ed anche allo stato tedesco ed inglese che gli hanno appena dato una borsa di studio. Non tutti hanno il tuo occhio infallibile, scusaci tanto.
Ah... se ti trovi a passare per Londra, trovi un suo quadro esposto alla royal accademy... fammi una cortesia, informa il direttore che anche lui si è sbagliato.
brutta, brutta mostra. a francè, cerca di ripigliarti.
ti consiglio di eliminare le animazioni con le palle colorate dal tuo sito...per passare da una pagina all'altra ci vuole davvero pazienza...
Ho pertecipato alla lettura che Kube fece all-accademia di B.A. e mi subito sembrato in gamba, ho visto la sua mostra e devo dire che non ha per niente deluso. Mostra bella ed elegante. Come artista Kube dimostra di avere tutti i numeri a disposizione.