Un aspetto della nostra contemporaneità quasi sempre presente nelle riflessioni filosofiche, così come nelle opere d’arte è la possibilità, a volte incontrollabile, di inversione tra soggetto e oggetto. Man mano che l’opera d’arte è scesa dal piedistallo religioso, aristocratico ed infine borghese sul quale era posta nel passato, ha acquisito sempre maggiore importanza l’osservatore, il fruitore, colui che entrando in contatto con l’opera ne dà senso.
Dré Wapenaar gioca in maniera convinta con il pubblico che diviene protagonista attivo della scena. Nelle due tende esposte a Napoli da Lia Rumma i visitatori sono consapevolmente, o loro malgrado, parte di una performance di vita quotidiana. Shower Tent è una tenda al cui interno ci si può docciare normalmente e Newspaper Kiosk è una struttura di tessuto legno e metallo che permette una comoda lettura di giornali o uno scambio di parole. Visitatori, dunque, importanti, tanto che le tende sono disegnate non per piacere, per attrarre l’attenzione, ma per assolvere meglio alla loro funzione aggregante e relazionale.
Il lavoro di Wapenaar si concentra soprattutto sulle relazioni interpersonali, sul modo di comportarsi tra le persone piuttosto che sull’uomo stesso: “Non ho grande fiducia nell’uomo che è instabile e poi si fa la guerra”, ha detto l’artista più volte durante l’inaugurazione. L’osservazione dei comportamenti tra gli uomini indipendentemente dalla volontà dei singoli era un principio fondante della sociologia ed oggi è riproposto sollecitato dalle nuove urgenze tecnologiche e globalizzanti.
Wapenaar lo fa con estro e intelligenza, forte di una già lunga esperienza iniziata nel 1987 come scultore e proseguita nel 1993 con la creazione delle prime tende esposte in Olanda, in Giappone e negli Usa. L’anno prossimo questi lavori faranno parte di una personale al MoMa di New York.
Per ora a Napoli queste opere si confronteranno con un pubblico difficile, più attento alle individualità che ai contesti, che cerca la tradizione anche nella modernità, che premia più il gusto che l’intelligenza.
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