Categorie: napoli

fino al 22.V.2012 | Moio & Sivelli | Napoli, Dino Morra

di - 15 Maggio 2012
«L’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano altre cose». Così Italo Calvino ne Le città invisibili del 1972 risolveva l’inganno della mente sui sensi, mentre a quarant’anni di distanza quelle stesse parole sembrano prendere forma in una suggestiva atmosfera vacanziera. A renderlo possibile è il lavoro di Moio & Sivelli: acronimo dei due artisti napoletani Luigi Moio (classe 1975) e Luca Sivelli (classe 1974). Frutto di una vacanza durata ben quattro mesi tra Londra e le Canarie, la mostra mette in evidenza la capacità percettiva ultrasensoriale del ricordo, ossia dell’immagine quale anello di congiunzione tra presente e passato in cui la mente, pregna di dati, rielabora esperienze vissute. Leitmotiv diviene quindi l’analisi della percezione sensoriale dell’uomo e le sue debolezze, dove lo sforzo cognitivo risulta stimolato proprio dall’illusione ottica affidata ad uno sguardo fugace. Stop-motion, silicone e video rappresentazioni in sequenza si offrono, così, al servizio di una riflessione ben delineata in cui la soggettività di interpretazione di un dato reale vuole in qualche modo riportare l’osservatore a meditare sulla leggerezza con cui si è soliti utilizzare i sensi, stimolando con realtà ambiguamente falsate le nostre capacità percettive.

Movimento come memoria, dunque, come frammento di una realtà che ancora ci appartiene, ma che mai potrà tornare ad esistere nuovamente se non nella dimensione disarticolata dei flashback. Questo il significato recondito che sottende al titolo della mostra e che apre a ragionamenti istantanei condotti talvolta in chiave ironica come nella sequenza di immagini che funge da preludio all’intera installazione. Un’associazione di idee lascia infatti che lo spettatore si lasci convincere da ciò che crede di vedere, per poi mostrargli, ad uno sguardo più attento, che altro non era se non un inganno ottico.
E la chiave di rappresentazione? Non il semplice video ovviamente. Esso avrebbe in qualche modo riprodotto integralmente i momenti trascorsi, riproponendoli all’occhio dello spettatore come dato integrale, senza riuscire ad evocare quella sensazione di sospensione spazio-temporale che abita le pieghe della nostra reminiscenza. Ecco spiegato dunque l’utilizzo di scatti fotografici, mezzi d’espressione innestati da elaborate tecniche cinematografiche dal sapore tutt’altro che alienante che accordano un’anima all’immobilità della rappresentazione. Le immagini prendono vita solo in alcuni punti, talvolta impercettibili, ad imitazione delle capacità sensoriali che, benché osservino tutto l’insieme, riescono a focalizzare solo alcuni particolari facendoli rivivere nella memoria. E ancora: l’uso del silicone come ulteriore mezzo per lo sviluppo sensorio, grazie al quale lo spettatore entra in contatto con l’opera che, svestendo i panni di una videoinstallazione, diviene una vera e propria icona pittorica.
La penombra è d’obbligo se a farla da padrona sono vista e tatto, eppure ciò che più rimane è il senso di quiete dato dal suono del mare e dal verso dei gabbiani. Solo, non c’è sottofondo audio, è la mente a convincersi che ci sia.
francesca de ruvo
mostra visitata il 12 maggio 2012
dal 19 aprile al 22 maggio 2012
Moio & Sivelli – Panta Rei
a cura di Chiara Pirozzi
Dino Morra Arte Contemporanea
Via Carlo Poerio 18 (80121) Napoli
Info: +39 3929420783 – morra.dino@libero.it – www.dinomorraartecontemporanea.com

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