Per Riello il potere seduttivo
della moda è un’ossessione. Rappresenta “il geroglifico sociale, la metafora
della contemporaneità”, per riprendere una definizione
di Valerie Steele.
Racchiude un sistema di segni eterogenei e il volto del nostro presente. In modo
particolare, Riello indaga il ruolo del costume e dell’abbigliamento nella
società: i comportamenti degli esseri umani nella quotidianità.
Emblema dell’esposizione è una
scatola in latta argentata che racchiude una borsa, alcune spille e uno stemma:
oggetti, simboli di marchi famosi, utilizzati per aderire a precise scelte
stilistiche e per comunicare l’appartenenza a uno status. “Le opere di Riello”, afferma il curatore Valerio Dehò, “sono tecnicamente dei multipli d’arte che
vengono raccolti in una scatola, che hanno una limitata serialità. Ogni
acquirente può costruirsi la sua identità sociale, griffata secondo le proprie
esigenze”. Oltre a essere un contenitore, la scatola viene utilizzata per
comporre un’opera più complessa. Diviene il soggetto, ripetuto per trenta
volte, di un quadro definito da rigore geometrico e linearità formale.
Il motivo della reiterazione
ricorre anche nelle opere che vogliono deridere alcune delle icone oramai
consolidate: il coccodrillo della Lacoste, il colosso Louis Vuitton e la
maestosità dei Rolex. La leggendaria polo sportiva si distingue per un pattern
cucito sul lato destro della maglia, con la replica del rettile anfibio. Le
lussuose borse diventano semplici shopping bag di plastica trasparente, sulle
quali è iterato il logo LV. Appropriandosi della tecnica del ready made, Riello
trasforma il logotipo dei Rolex – la corona – in una sorta di adesivo da
applicare su capi di vario genere. Un’invenzione del falso. O meglio, un modo
per attribuire al falso una sua veridicità.
Riello rivela il medesimo
atteggiamento ludico e provocatorio nelle sue armi da fuoco. Fucili e pistole
sono impreziositi da ritagli di coloratissimi tessuti laminati e da ornamenti
preziosi: perle bianche o pietre che ricordano il verde intenso degli smeraldi.
Lo scopo è quello di ridicolizzare
le autorità, di abbattere le omologazioni. Si polemizza con le fashion victim,
ovvero con coloro che in maniera anonima e sprovvista aderiscono alle leggi
dettate dal sistema-moda. Ma siamo davvero sicuri che la condivisione di gesti
e segni sia davvero uno dei mali della società d’oggi? E che la strada della
contraffazione sia quella da percorrere, per deridere le forme del consumismo?
articoli correlati
Riello alla Gam di Torino
Da LipanjePuntin a Roma
Riello e Galtarossa in coversazione
paola maddaluno
mostra
visitata il 10 gennaio 2011
dal 20 novembre 2010 al 29 gennaio 2011
Antonio Riello – Tarokki
a cura di Valerio Dehò
The Apartment
Contemporary Art
Vico Belledonne a Chiaia, 6 – 80121 Napoli
Orario: da mercoledì a venerdì ore
16.30-19.30; sabato ore 11-13.30 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: mob. +39 335456522;
info@artapartment.com; www.artapartment.com
[exibart]
A cinque anni dalla scomparsa, una mostra dell’atmosfera intima ripercorre le molteplici vite di Franco Battiato tra musica, arti visive,…
Al cinema il nuovo film di Damiano Michieletto, libera rilettura dello "Stabat Mater" di Tiziano Scarpa, che intreccia sacro, profano…
Il primo atto di "Der Pavilion", la piattaforma culturale pensata da Giorgio Pace, va in scena a St. Moritz con…
Oltre mille opere realizzate dal mitico illustratore John Alvin sono in vendita: poster e manifesti di film cult, studi e…
L’annuncio della cancellazione di quello che sarebbe dovuto essere il Centre Pompidou di Jersey City è stato confermato da fonti…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…