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Fino al 3.II.2018 | Gilbert & George, The Beard Pictures | Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

di - 1 Febbraio 2018
Non è affatto strano che un artista si appropri di un simbolo comune, di una debolezza umana diffusasi, al solito, sotto forma di moda o come vezzo estetico, facendone poi il cardine della propria produzione artistica. L’ironia, se c’è, è proprio assicurata da questo atto di possesso. E pure questa idea della sottrazione di quel vezzo a una comunità che ne detiene la proprietà con l’uso, è ancor più malsana. Lo sanno bene Gilbert & George, ospiti con la loro quarta personale presso la Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (le precedenti nel 2009, 2011, 2012), attraverso la quale rimarcano un territorio a loro familiare, che potrebbe dirsi mitologicamente narcisistico.
È senza dubbio un effetto specchio quello che ritrae la coppia, indissolubile sulla tela, nell’atto di guardarsi nel fiume, di afferrare qualcosa che sporge dal viso, che si arriccia ai lati autonomamente. Il giovane Narciso era rimasto folgorato dai propri riccioli biondi di efebo, qui invece i due artisti subiscono la fascinazione dei loro volti incorniciati dalla possibilità di una moda, di un feticcio così diffuso da divenire pretesto artistico: una possente barba. D’artista, s’intende. Il feticismo per l’oggetto barba è portato al limite delle sue possibilità, su questo non v’è dubbio. I ventuno autoritratti proposti negli spazi di Piazzetta Nilo – imponenti e colorati, dal gusto pubblicitario – sottopongono i due volti famosi a una varietà di cornici naturali, composè di fiori e foglie, ma anche di reti metalliche e lunghe lingue che si chiudono in forma di ampolla o di utero materno. Le possibilità per il nostro intuito sono innumerevoli, mentre sospetto e interrogativo resta lo sguardo dei due artisti, quasi coperto dal peso di quel feticcio. L’ironia, lo scherzo intellettuale è colto senza troppa fatica: la consapevolezza della follia comune, di un mondo che è pronto ad accogliere soltanto feticci, appunto, fantasmi, buffe riproduzioni di qualcosa che non c’è, di cui resta, come si vede, soltanto una fisionomia priva di corpo, di combustibile naturale.

Gilbert & George, THE BEARD PICTURES, Veduta parziale della mostra, dicembre 2017, Galleria Alfonso Artiaco, Napoli. Courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli. Foto: Luciano Romano

La poetica della coppia britannica è comprensibile e la dichiarazione di intenti è piuttosto sentita, avvertita chiaramente sulla loro pelle personale. Ma si parla, ed è chiaro, di artisti esposti a una scena aperta, al grande pubblico e, in questo affascinante cosmo, le aspettative impongono tematiche generiche, comuni, ampie quanto le pareti destinate ad accoglierle. È la comunità che aspetta queste opere, che cerca l’ennesimo anello di un dibattito senza argomenti che faccia da collante e catena.
La centralità dell’assurdo, dominante in queste opere, non sembra avere presa sul reale, lasciando al contrario un senso di spaesamento non necessario, che si mostra come l’involuzione di un processo di denuncia fittizio.
Attraverso le barbe si parla di tutto, perché da lì il suono esce ovattato e il sereno argomentare del nostro scontento si trasforma in un necessario sottofondo. Del resto, bisognerà riempire di senso un luogo e un fare, come quello artistico, che più di tutti si dà prova di esistere attraverso motivazioni che però non funzionano a dovere, perché hanno il difetto di non essere di quel mondo, di non appartenere a quella pratica ma a un’altra.
Le ragioni intellettuali o sociali che si provano ad adattare all’arte, distinguendo i portavoce di un disagio, gli artisti, come individualità capaci di formare quel sentimento, sono interpellate a vuoto.  C’è, e si vede, uno slittamento dei piani, per cui a una necessità di senso si risponde con un gigantesco fuori tema: il capovolgimento dei valori. Se l’arte è per prima cosa un feticcio, se cioè le sue rappresentazioni sono il frutto di una fissazione, l’eccedenza di un animo che puntualizza un significato e lo rimarca come assoluto, allora non c’è sistema di valori da capovolgere, o meglio produrre arte vorrà dire continuare a capovolgere ancora, all’infinito. Dunque la mostra di Gilbert & George crede di mostrare un mondo impazzito, un’anomalia, ma finisce con l’avere il pregio di mostrare l’arte in quanto tale. Un poltergeist.
Elvira Buonocore
Mostra visitata il 16 gennaio 2018
Dal 16 dicembre 2017 al 3 febbraio 2018
Gilbert & George, The Beard Pictures
Galleria Alfonso Artiaco
Piazzetta Nilo, 7 – 80134, Napoli
Orari: dal martedì al sabato, dalle 10 alle 20
Info: info@alfonsoartiaco.com

Nata a Pagani nel 1989, si forma come autrice parallelamente a una intensa esperienza di recitazione. Forte di una formazione classica, si muove poi al di fuori di un preciso percorso accademico, frequentando laboratori e stage di recitazione e scrittura teatrale. È parte della compagnia Teatro Grimaldello, per cui realizza testi e adattamenti. Collabora a progetti curatoriali.

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