Come nelle leggende che narrano di una ricerca interiore, il viaggio comincia con un rituale di purificazione: una piccola scala di alluminio, due gradini ad indicare il percorso in salita che è la vita e una bacinella d’acqua. La rotta percorsa è un andare a ritroso, un po’ come succede nella memoria in cui il ricordo giunge all’inizio solo attraversando la fine.
Un viaggio che comincia con un video: qualcuno steso su una barella, (noi stessi probabilmente!), viene trascinato inerme attraverso i corridoi di un ospedale e giunge all’obitorio: tavolo freddo, spazio vuoto, grigio e poi piccoli feti, vite incompiute che un destino maldestro conserva per sempre.
L’artista dispone una tappa tra la morte e la vita: il ricordo. Costruisce così
E’ un invito certamente quello che l’artista ci rivolge: “ad ognuno la propria nascita ”-dice- ma che sia consapevole, che nasca dal confronto.
Il lavoro di Melita Rotondo è fatto di tante parti e in Through l’arte e la vita coincidono, diventando l’una lo strumento di verifica e di indagine dell’altra. Ci riguarda profondamente, durante e attraverso tutta la nostra vita, dunque …. All through our life! Per questo forse il suo lavoro ci lascia tanto turbati.
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