Preparatevi a camminare a lungo, magari con un binocolo. L’itinerario parte dalla piazza d’armi di Castel Sant’Elmo, ma si dirama lungo il litorale flegreo, con puntatine in antri che riservano mistero ed effluvi ancora oggi, come quello della Sibilla.
Il Grand Tour settecentesco riapre i battenti grazie a Retour nei Campi Flegrei: civiltà del futuro, un insieme di interventi -a finanziamento regionale più i partner del PIT, Piano Integrato Territoriale- mirati al restauro e alla valorizzazione dei “poli di vista”, che abbondano in un ambiente ricco di storia, ma puntellato dai casermoni dell’edilizia indiscriminata sviluppatasi dal dopoguerra.
Rione Terra, Pozzuoli, anfiteatro Flavio: solo alcuni dei luoghi in cui aprono i cantieri per sviluppare l’imprenditoria locale, strutturando un percorso archeologico-architettonico-paesistico. Nel frattempo occorre un ripasso tra dipinti, antiche vedute cartografiche e gli occhi di cinque artisti napoletani contemporanei.
Due reperti classici, la Testa di Atena Lemnia (Museo Archeologico, Baia, I sec. a.C e prima metà III sec. d. C.) dal morbido incarnato, e la Testa di filosofo, indicano la presenza dei greci, fondatori di Cuma, la polis più antica d’Italia. Splendore paesaggistico magicamente incrociato di verde e azzurro, frescura dei boschi e scrosciare di mare: è qui che Virgilio conduce Enea per interrogare la Sibilla. Più in là si innalzano tempi a Serapide e residenze romane d’alta classe sorgono lungo la costa, come la villa Pausilypon (pausa dal dolore). Miniature in oro e scarlatto dedicate a Federico di Svevia (Napoli, bibl. nazionale, XIV sec.) dal poeta medico Pietro da Eboli con lo scorrere delle fonti termali.
Si fa avanti l’immagine scientifica, la veduta “a volo d’uccello”, la riproduzione realistica delle rovine archeologiche e della stratificazione del terreno nelle stampe a bulino e acquaforte del cartografo Joris Hoefnagel e Abraham Oertel, geografo nel 1580. A decretare la diffusione dei Campi Flegrei in tutt’Europa in pieno secolo dei lumi nei risvolti della stessa medaglia, intellettuale e scientifica, ricorrono brani su carta di viaggiatori letterati come Jean Houel (Rouen 1735-Parigi 1813) e Johann Wolfgang Goethe (Francoforte 1749-Weimar 1832), che accompagnò con l’acquarello leggerissimo il colore intenso di un tramonto nel 1787.
Non solo stranieri però. Anche Giacinto Gigante e la Scuola di Posillipo hanno lasciato tracce a piccolo formato nel ‘800, mentre i luoghi percepiti nell’immaginario attuale trova voce nei dipinti di Carmine Di Ruggiero, Gianni Pisani, Domenico Spinosa, Ernesto Tatafiore.
In una sezione a parte sono riuniti una ventina di scatti in bianco e nero di Mimmo Jodice: “un laboratorio in cui far coincidere il presente e la memoria”, come dichiara l’artista. “L’immagine e l’emozione e che mi ispira una lettura inquietante e poeticamente sospesa nel tempo e solo apparentemente non legata al quotidiano”.
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