C’è modo e modo di festeggiare la maturità. E c’è chi non ha bisogno di aspettare i fatidici diciotto anni. A loro, ad esempio, ne sono bastati dieci. Correva infatti il 1994 quando Emiliano Perino (New York, 1973) e Luca Vele (Rotondi, 1975) decisero di aprire bottega insieme e -in un’epoca in cui basta saper smanettare asetticamente tra mouse e tastiera per fregiarsi del blasone di artisti- i due giovanotti scelsero invece di sporcarsi (letteralmente) le mani, nella straniata tridimensionalità di una realtà sopravvissuta e recuperata. Coraggiosa controtendenza, che avrebbe dato loro ragione: cinque anni più tardi, la Biennale consacrava, ormai riconoscibile sigillo, le loro trapunte di cartapesta.
Un compleanno speciale, dunque, celebrato al mitico primo piano di palazzo Partanna dove, un po’ Anfitrione e molto Pigmalione, Alfonso Artiaco tagliava il nastro della stagione espositiva napoletana nell’atmosfera elettrica di un evento annunciato, tra le continue ondate di appassionati, curiosi e gente del mestiere che si accalcavano in mezzo e intorno alle due tappe – Kubark e Dick – di un percorso site-specific “scomodo” più nei contenuti che nella fruizione.
Piccolo slalom iniziale (iniziatico?), tra rigide pile di grandi fogli infilzati in una selva di lance, e poi, a dare il benvenuto in galleria, la groppa monumentale di un cammello, che s’accascia sotto una pesante coltre dipinta a colori mimetici, mentre davanti al suo muso si leva il frastuono di un’instancabile impastatrice. Ma cosa frulla in pentola? È la stampa, bellezza, avrebbe detto Humphrey Bogart, che diventa poltiglia, si spalma sul pavimento e schizza tutt’intorno.
L’informazione è manipolata? e allora i due creativi manipolano l’informazione, nel rumoroso calderone-manifesto del proprio modus operandi, riproducendo coram populo il caos generatore della propria fucina.
Solo che, prima di consegnare i giornali alle fauci rotanti del marchingegno, Perino & Vele li hanno letti. Così è nata la mostra del decennale che, senza trincerarsi dietro soverchi ermetismi, detta l’imperativo “Meditate, gente”, a partire dai titoli: Kubark, come il famigerato manuale datato 1963 e firmato Cia, libretto delle istruzioni su come “ottenere informazioni da fonti resistenti” (e non è difficile intuire quali fossero gli “incentivi” per sciogliere le lingue più riottose), ufficialmente messo al bando dopo un trentennio da un’imbarazzatissima commissione governativa Usa, ma evidentemente
anita pepe
mostra visitata il 23 settembre 2004
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sempre la solita minestra p&v