Il vizio voyeuristico percorre con continuità il territorio della creazione artistica contemporanea, quasi un topos dello stile di vita metropolitano. Pareti sempre più sottili lasciano filtrare rumori, voci, odori. Le finestre del vicino sempre più prossime stuzzicano la tentazione di curiosare, spostando con l’occhio il lembo della tendina. Semplici curiosi o perversi guardoni? Alla metà degli anni ’60 Duchamp ultimava Etant donnès un’opera singolare e inquietante, un dispositivo per sbirciare immagini, una vecchia porta in legno che nascondeva il corpo di una donna nuda abbandonato tra la vegetazione. All’ultima Biennale di Venezia, Leandro Erlich presenta una video installazione in cui lo spettatore si trova a osservare da dietro la veneziana di una finestra ciò che accade nel palazzo di fronte. Vita di tutti i giorni.
Nelle opere più recenti Marcus Harvey (Leeds, 1963) trae ispirazione da questo stesso tipo di situazioni e nel 2001 espone Peeping-toms, guardoni: l’immagine di due ragazzini intenti a spiare una donna che si spoglia. Di qui prende corpo la serie di door paintings, immagini di vita quotidiana ritagliate in porte reali, spiate attraverso il vetro oscurante della porta del vicino. Le scene sono frammenti di vita domestica o ricordi autobiografici, colti nella loro ordinarietà senza tempo, nella consuetudine della vita di ogni giorno. Il punto di partenza è una piccola violazione della vita privata altrui, una fotografia scattata furtivamente, sottoposta poi ad un’accurata manipolazione per riproporre l’effetto deformante del vetro. La vena provocatoria e l’attenzione verso la cultura di massa e le sue ossessioni, che aveva caratterizzato la serie di immagini pornografiche degli esordi (Readers wives) e la
francesca boenzi
mostra visitata il 23 settembre
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Ero all'inaugurazione....e ho conosciuto Harvey per la prima volta. Affascinante.
brava fra