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fino al 31.III.2007 | Franco Scognamiglio | Napoli, Lia Rumma

di - 26 Gennaio 2007

L’idea di Infinito si è sempre scontrata con la dottrina della Chiesa, che l’ha condannata senza appello in ogni sua affermazione. Giordano Bruno, che ha condensato il suo credo in De l’infinito Universo e Mondi (1584), aderì con entusiasmo alla concezione copernicana, fornendone una spiegazione filosofica e psicologica. Con la pubblicazione del Sidereus Nuncius (1610), in cui rendeva nota un’impressionante quantità di prove a favore dell’eliocentrismo, Galileo Galilei fornì alla rivoluzione copernicana il supporto empirico che ancora le mancava.
Questa mostra dedicata alla vita dell’illustre scienziato rientra in un disegno complessivo che comincia proprio con il processo a Giordano Bruno. Franco Scognamiglio (Napoli, 1966) è interessato ad entrambi gli aspetti della storia: il percorso giuridico da un lato, la costruzione di una nuova struttura dell’universo dall’altro. Dal punto di vista visivo, l’artista, avvalendosi delle tecnologie e della computer grafica, crea uno spazio di simulazione totale, di sospensione irreale e metafisica, dove finito e infinito si compenetrano perfettamente. In questa realtà la natura non è più l’ordine rivelato e immutabile della creazione, non è un valore a priori, ma l’immagine che la mente si fa di come vorrebbe che fosse.
In una piccola sala poligonale ricostruita all’entrata della galleria assistiamo alla proiezione di una serie di immagini che rimandano al cosmo. Lo spettatore è al centro di questo spettacolo, proprio come in un Planetario: da un lato c’è l’immagine della Luna, ingrandita dalla visione del cannocchiale, dall’altro assistiamo al passaggio di alcuni pianeti che seguendo il percorso tracciato dalle loro orbite si sovrappongono all’immagine del corpo celeste. In alcuni light box di grandi dimensioni, esposti nella sala successiva, troviamo la riproduzione di un teatro virtuale.

Il riferimento al teatro è simbolico e metaforico al tempo stesso: è il corrispettivo visionario di una classificazione delle immagini e dei segni. Librerie concentriche, strumenti astronomici, gradinate scoscese interrotte da scale: in quest’architettura ricostruita su una pianta ellittica il fondo si apre direttamente su una visione dello spazio infinito del cosmo.
Nel seicentesco Theatrum Mundi è tutto l’esistente stesso che è percepito e si percepisce o si riproduce come spettacolo, come continua e ininterrotta performance. Il teatro offre un punto di vista prospettico dal quale tutto viene guardato contemporaneamente. Ma allo stesso tempo è l’occhio stesso, quale punto di vista unico, che si dissolve perché è lui stesso guardato all’infinito da ogni punto. Con l’aiuto del computer, dell’animazione e degli effetti tridimensionali, queste immagini sintetizzate e ad altissima definizione acquistano una propria profondità, permettono la convivenza e l’integrazione di elementi molto diversi tra loro. Le immagini virtuali sono indicatori di lettura possibili, che dietro le griglie lasciano emergere altre possibilità, altre dicotomie, altre classificazioni.

In successione, nei light box, vengono riprodotte le fasi salienti del processo intentato dalla Chiesa e da cui Galileo è stato riabilitato, con qualche riserva, solo nel 1992. Il luogo ideale del processo è il teatro come arena delle idee, quello che Foucault definisce come Theatrum Philosophicum, un’arma per abbattere fortissime barriere culturali. Questo spazio, spesso associato alla struttura della mente umana, diventa per l’artista un gioco di simulacri in cui porre sullo stesso piano, non solo per paradosso, ma col conforto dell’empiria –il reale e la realtà– l’immaginario e il simbolico.

maya pacifico
mostra visitata il 13 dicembre 2006


Franco Scognamiglio – Vita di Galileo
Napoli, galleria Lia Rumma, via Vannella Gaetani 12 (centro, Chiaia)
081 7643619 t./f. 081 7644213 info@gallerialiarumma.i www.gallerialiarumma.it – fino al 31 marzo 2007 ingresso libero
martedì – venerdì 16.30 – 19.30


[exibart]

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  • bella mostra, intelligente. e bella recensione. buonissimo il riferimento al teatro.

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