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fino all’1.IV.2003 | Duet – Kristine Alksne / Alexandros Kyriakides | Napoli, 404 arte contemporanea

di - 14 Marzo 2003

Dopo lunghi anni in cui il monopolio del concettualismo e del minimalismo è stato assoluto, ecco finalmente una generazione di giovani artisti che hanno il coraggio di denunciare le pecche dell’ideologia, di sfatare miti e luoghi comuni, di infrangere la crosta di ciò che ci circonda. In questo caso l’ironia è un’arma di graffiante bellezza nelle loro mani. Il percorso scelto dal cipriota Alexandros Kyriakides è quello della pura mistificazione. Proprio come l’Ed Wood di Tim Burton, l’artista è attratto dall’universo della fantascienza, dai cinegiornali d’epoca, dai B-movies anni 60’, tanto da riprodurne fedelmente l’atmosfera e i soggetti. Il progetto è reale e fittizio ad un tempo, è quello reale di Voyager e quello mitico di 2001: Odissea nello spazio, capolavoro che arriva più di un anno prima dello sbarco sulla Luna. Nel 1963 una sonda viene lanciata allo scopo di dare testimonianza della vita sulla terra ad altre civiltà extraterrestri. L’essenza del progetto si annienta in un cruciale errore spazio-temporale, il razzo precipita in vari pezzi in punti diversi del pianeta. In un video, in bianco e nero è lo stesso artista che si affanna a spiegare i motivi del fallimento della missione, supportato dal contributo verosimile di un astrofisico del Mit College di Boston. Senza riproporre l’illusione cinematografica, l’artista si impegna in un intervento che oscilla tra la parodia e la rappresentazione umoristica. La leggibilità perfetta della messa in scena, la simulazione del documento in presa diretta, la telecamera che oscilla paurosamente, ci dispensano dal credere che essa sia puramente ricostruita. La naturalezza di queste immagini obbliga lo spettatore a una interrogazione, lo impegna sulla via di un giudizio che egli stesso elabora senza essere intralciato dalla presenza demiurgica dell’autore. Kristine Alksne, di Riga (Lettonia), indaga sulle differenze della morfologia umana. Ipotizzare l’unità, la matrice comune dell’uomo equivale a postulare un’essenza umana secondo un disegno spiritualista mistificatorio. Ed ecco che l’artista invertendo la prospettiva intellettuale e procedurale recupera la concezione della natura seguendo l’istinto sensuale del suo essere femminile. Invece di riprodurre lo schema della sfilata cosmetica alla Beecroft, la Alksne schiera le sue donne completamente nude in un bosco. Benché siano tutte di razze diverse, siamo trattenuti alla superficie di un’identità perché i soggetti hanno il volto coperto dai lunghi capelli e tutto, contenuto e fotogenia delle immagini mira a un identico sentimento della natura. Queste foto ci sembrano naturali e sentimentali ad un tempo perché evitano la cattura dell’istante unico e gratuito, l’intenzionalità e l’invadente volontà di linguaggio che caratterizza la maggior parte delle fotografie d’arte. Il lavoro della Alksne attrae proprio per il suo legame più diretto con una realtà naturale che rifiuta di essere sottoposta alla visione convenzionale della storia per recuperare una dimensione irrazionale, primitiva e quasi magica.

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mostra visitata il 1 marzo 2003


404 arte contemporanea
Via Ferrara 4, 80143 Napoli ( stazione centrale )
Orari da martedì a venerdì 17.30 – 20.00
Tel. + 390815546139 info:  http://www.adrart.it


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