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Cento di questi “Blitz”

di - 14 Giugno 2017
Ha portato un panino gigante, imbottito di mortadella, al Campidoglio; ha portato in scena due ciuccio per bambini, per raccontare della situazione del MACRO. Poi, il 6 ottobre 2013, sulla via dei Fori Imperiali passando dall’Altare della Patria e Piazza Venezia si fece una via crucis pagana cantando a squarciagola l’Inno di Forza Italia di Berlusconi. Peccato che al posto di “Forza” nella canzone così come nella grande bandiera che si portava in processione, la parola fosse “Farsa”.
E ancora: nella notte tra l’8 e il 9 settembre, sempre del 2013, in occasione del settantesimo anniversario dall’Armistizio dell’Italia con gli anglo-americani, e il giorno in cui il Senato decise sulla decadenza di Berlusconi, in diversi punti di Roma venne affiso, ribaltato, un manifesto che era la riproduzione della fotografia dei corpi impiccati di Mussolini e Claretta Petacci in piazzale Loreto, a Milano. Anche qui, il titolo Italia, era «Un sarcastico omaggio alla memoria e alla cultura del nostro Paese».
Per la squallida campagna elettorale del 2014 candidò poi, sempre abusivamente, una serie di artisti tra cui Piero Manzoni e Paolo Uccello. Insomma, parliamo di Iginio De Luca e dei suoi “Blitz”, nati «Nel 2006 ma anche prima, quando vagavo di notte in macchina con spray e scaletta, ritoccando verbalmente i manifesti delle troppe campagne elettorali di Berlusconi. Ma è dal 2010 che le azioni hanno assunto l’articolazione di veri e propri lavori. Da quel momento i “Blitz” hanno acquistato un respiro tematico grandangolare e ho cominciato ad utilizzare diversi linguaggi, multimediali e non, che prevedevano un iter progettuale più organico e l’investimento di tempo e cifre sempre più considerevoli», ci aveva raccontato. E ora, che fare di tutta questa varietà di opere effimere, di cui sono rimaste le immagini e i manifesti? Documentare ufficialmente tutto, con la mostra “Riso Amaro. Dieci anni di blitz” da AlbumArte a Roma. Pratica contemporanea mixata con la satira, impegno a contatto con la capacità di essere cinico quel tanto che basta ad evitare la depressione, stimolando una riflessione. Che forse, appunto e non per forza, può passare anche dalla condivisione di un gesto che sdrammatizzi le mancanze non tanto intellettuali, quanto di una “visione” degli apparati della cultura, e della politica. (MB)

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