Categorie: Opening

Credo. In Vasco Rossi

di - 1 Luglio 2017
“Ho perso un’altra occasione buona stasera/ è andata a casa con il negro la troia”. Certo anche la volgarità ha la sua poesia, ce lo hanno insegnato illustri letterati, da Bukowski a Henry Miller, da Jean Genet a Hubert Selby Jr. E poi, per certi versi, il “popolare” ha assunto le dimensioni del mitico, dell’infinito. Verrebbe da dire quasi del “biblico”. Già perché Vasco Rossi in questo caso è il Dio, e le sue canzoni (quella sopra è la prima strofa di “Colpa d’Alfredo”, testo che ha dato il nome anche al mega-concerto) sono una vera e propria liturgia che ha attraversato e attraversa ancora generazioni, tanto da bloccare una città. Tanto da bloccare imprese (ebbene sì, diversi impiegati dell’area hanno visto i turni e gli orari di lavoro saltare) e da posticipare gli orali agli esami di maturità e anticipare i saldi. Tanto da aggiungere treni straordinari, tanto da veder accampati fans ormai da giorni alle porte di Modena Park, che poi – per chi non conoscesse la città emiliana – è l’ex autodromo dedicato alla memoria di Enzo Ferrari. Ma qui sconfiniamo in un’altra religione altrettanto forte da queste parti, quella dei motori.
L’Emilia, in effetti, è un po’ così: terra di canzoni (ci sono anche Ligabue e Zucchero, nativi di queste parti), di automobili sportive e di riti pagani, come il cibo e il vino.
Il concerto di Vasco, insomma, sarà il vero opening del week end: 220mila persone sul posto, 200 cinema che trasmetteranno lo show, su Rai Uno assicurato mezzo concerto, un palco lungo 150 metri e alto 26.
Poi: il Comune di Modena ha vietato la vendita di bevande in vetro e lattine, ha sospeso il trasporto pubblico [il trasporto pubblico, non so se ci capiamo] per due giorni, e TIM incrementerà la potenza della rete con tre impianti radio posti su mezzi mobili, ovvero nessun problema di connessioni a whatsapp, instagram o facebook – in teoria – per garantire anche le proprie personali dirette social.
E poi c’è il record: Bob Marley a San Siro nel 1980? 80mila spettatori. Bazzeccole. Madonna in qualche forum su e giù per gli Stati Uniti? Zero. Solo gli a-Ha (quelli che cantavano “Take on me/ Take me home”) erano riusciti nell’impresa di avere, nel 1991 al Maracanã di Rio, quasi 200mila teste paganti.
E oggi arriva Vasco, che batte tutti. Circa 40 canzoni per tre ore di spettacolo e per tre ingressi differenti del parco, mille addetti ai controlli, settecento volontari per il deflusso e il riflusso di umani e non possiamo immaginare quante ambulanze e forze dell’ordine saranno schierate.
Ancora: alcuni caselli autostradali chiusi per evitare imbottigliamenti che nemmeno sull’Adriatica il 12 agosto, 45mila posti auto predisposti da una parte all’altra e sul sito di “Modena Park” del comune emiliano, realizzato per l’evento, aggiornamenti in tempo reale, come durante una calamità o a seguito di un attentato. James Ensor aveva dipinto nel 1889 lo scandaloso “L’entrata di Cristo a Bruxelles”, dove il Messia veniva accolto da un’immensa parata nella Capitale belga, ma in realtà a nessuno importava assolutamente nulla della sua figura o di credere alle sue parole. Vi si partecipava per il gusto di esserci. Com’era avanti Ensor. Chissà se il pittore avesse assistito al “profeta in patria” che canta; magari avrebbe cambiato qualcosa. Siamo sicuri che qui, nella massa, nell’evento, nel volerci essere, al cospetto di Vasco, la gente si strapperà i capelli, piangerà, urlerà, si sentirà viva. E miracolata.
Si tratta di arte? Si tratta di un happening? Di un delirio collettivo? Certamente di un’epifania che non può passare inosservata, in quell’unica religione conclamata nell’epoca della crisi dei valori che solo il Pop musicale e il calcio sembrano essere riusciti a mantenere in piedi. Vasco e Francesco (Totti). E se Vasco Rossi è stato fatto Dio, stavolta, ve lo siete scelto voi. (MB)

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