Categorie: Opening

Il Futurismo e la ricerca della modernità

di - 22 Febbraio 2018
Al tramonto del XIX secolo in Italia si prospettavano alle nuove generazioni due soli mondi possibili: il vecchio e il nuovo, il passato e la modernità. Questo contrasto risultò notevolmente marcato, con reazioni collaterali acute, a causa del particolare sfondo culturale, economico e sociale in cui versava il Paese. Da un lato, svettavano gli ultimi avamposti di un’attardata e inadeguata speculazione di matrice umanistico-idealista, che degradava le scienze naturali e le neonate scienze umane (la psicologia, l’antropologia, la sociologia) ad attività meramente classificatorie, e la tecnica a occupazione pratica senza alcuna valenza epistemologica. Dall’altro, la struttura industriale italiana, con l’impiego di tecnologie importate, circoscritta solo ad alcune aree del nord-ovest e ancora agli albori rispetto ad altri paesi dell’Europa centro-settentrionale, completava il ritratto di una compagine sociale arretrata, dove la pressione della classe lavoratrice era particolarmente violenta nella rivendicazione dei diritti essenziali e di condizioni di vita e di lavoro più dignitose. Eppure in questo clima di contraddizioni, tensioni e crisi, tra la fine del XIX e l’incipiente XX secolo, l’Italia arrivò al suo appuntamento con la modernità. La popolazione subì un repentino aumento demografico, salì l’attesa media di vita, si diffuse l’uso industriale e civile dell’energia elettrica, si estese la rete ferroviaria, si conquistò l’etere con i primi aerei e mezzi di comunicazione. Forse tutto ciò spiega la nascita in Italia di un pubblico che non si accontentava più di una cultura appesantita dall’eredità del passato, propinata per generazioni, ma che confidava che il futuro sarebbe stato solo con il nuovo. Questo contesto di magmatici fermenti fu compreso e genialmente interpretato da Filippo Tommaso Marinetti, dando vita ad una delle avanguardie più originali e imprevedibili della storia dell’arte contemporanea: il Futurismo.
Uno spaccato di questo straordinario momento storico-artistico viene ricostruito, a partire da oggi pomeriggio, nella sede romana della Galleria Russo, nella mostra “La ricerca della modernità. Opere dal Divisionismo al Futurismo”. Un percorso autentico nella pittura italiana dei primi anni Quaranta del Novecento, che ripercorre il panorama artistico dalle suggestioni crepuscolari alle avanguardie, per approdare nelle più mature derivazioni del Futurismo. Oltre a Giacomo Balla, presente con Velocità su carta (1913) e con lo scenografico Canto patriottico in Piazza di Siena (1915), Umberto Boccioni, del quale sarà esposta una raccolta di rare tempere ed incisioni eseguite entro il 1907, Gino Severini con la Natura morta davanti a una finestra del 1928, e opere di Gerardo Dottori, Carlo Erba, Enrico Prampolini, Carlo Carrà, Antonio Marasco, Arnaldo Ginna, Thayaht. Inoltre, quali icone del successo delle avanguardie nei decenni successivi, saranno in mostra lavori di Mino delle Site, Tato, Renato Di Bosso, Domenico Belli, Fortunato Depero, Julius Evola, Bruno Munari e Alfredo Ambrosi. A completare la rassegna le opere di artisti meno noti al grande pubblico, ma con un’importante risonanza nel panorama artistico di quegli anni, come Alessandro Bruschetti, Osvaldo Peruzzie, Cesare Andreoni, Vladimiro Tulli e Leandra Angelucci Cominazzini. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto e in homepage: Giacomo Balla, Canto patriottico in Piazza di Siena (1915)
INFO
Opening: ore 18.00
Il Futurismo e la ricerca della modernità
Dal 22 febbraio al 15 marzo 2018
Galleria Russo
via Alibert 20, Roma
orari: lunedì dalle 16.30 alle 19:30; dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30
www.galleriarusso.com – tel. 06 6789949 – 06 69920692

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