Ruby Onyinyechi Amanze, disegno su carta (part.), courtesy l'artista @rubyamanze.com
La Collezione Maramotti ha annunciato le mostre che ospiterà da febbraio 2020 a febbraio 2021, mentre nei suoi spazi, a Reggio Emilia, fino al 16 febbraio sono aperte al pubblico le personali “Rhizome and the dizziness of freedom” di Mona Osam e “Che si può fare” di Helen Cammok, tra i quattro vincitori del Turner Prize 2019, annunciati a inizio dicembre, e vincitrice, nel 2018, del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra.
Ecco la programmazione futura della Collezione Maramotti:
Dall’8 marzo al 26 luglio l’artista austriaca Svenja Deininger (1974, Vienna) presenterà il nuovo progetto “Two Thoughts”, «in dialogo con alcune opere di Wladyslaw Strzeminski, avanguardista polacco nelle cui Architectural Compositions degli anni Venti rieccheggiano affinità formali con la ricerca di Deininger».
Svenja Deininger «interpreta le sue opere all’interno di un processo continuo: ogni singolo dipinto, sul quale lavora anche per lungo tempo, non è un’entità a sé stante, ma un tassello del suo flusso creativo», ha spiegato la Collezione.
Dal 19 aprile al 26 luglio, «in occasione del Festival Fotografia Europea 2020, Collezione Maramotti in collaborazione con Casa Museo Mollino (Torino), esporrà un percorso di mostra con opere pittoriche di Enoc Perez (1967, San Juan, Porto Rico) in dialogo con fotografie di Brigitte Schindler (1972, Monaco di Baviera) e di Carlo Mollino (1905 –1973, Torino)».
«Attraverso alcuni scorci dell’ultima enigmatica dimora di Mollino in via Napione a Torino – quella che è ora la Casa Museo Mollino – trasformata dall’interpretazione pittorica di Perez e dall’occhio fotografico di Schindler, si accede alle fotografie delle modelle di Mollino, sfumate nell’essenza misteriosa dell’immaginario che abitano», si legge nel comunicato stampa.
Dall’11 ottobre 2020 a febbraio 2021 l’artista di origini nigeriane Ruby Onyinyechi Amanze (1982), cresciuta nel Regno Unito e che ora vive tra New York e Philadelphia, «presenterà una serie di nuove opere concepite per la Pattern Room della Collezione Maramotti.
La pratica di Amanze, che vive e lavora negli Stati Uniti, è principalmente incentrata sul disegno e sull’opera su carta tramite la quale esplora lo spazio come una costruzione duttile, creando scenari futuristici con animali, tessuti africani e costellazioni. Le sue opere sono popolate da creature mitologiche fluttuanti che giocano con atto rivoluzionario ed enfatizzano l’ibridizzazione culturale o il “non nazionalismo postcoloniale” come norma comune», ha anticipato la Collezione Maramotti.
Fino al prossimo 15 marzo, a Ortisei, la Galleria Doris Ghetta ospita “It's Cold Outside”, mostra personale di Alessandro Artini,…
Gli spazi di The Pool NYC di Milano ospitano il secondo capitolo di un ambizioso progetto espositivo dedicato al grande…
Apre le porte la 13ma edizione di Investec Art Fair di Cape Town: cinque gallerie italiane costruiscono percorsi distinti, tra…
Al via il restauro integrale del Campanile di Giotto, mentre sono in conclusione i lavori al Collegio Eugeniano e prosegue…
Con una serie di opere realizzate nell’arco degli ultimi vent’anni, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di…
Amministratore delegato di Max Mara e fondatore, insieme alla moglie Sandra Varisco, di SpazioC21 di Reggio Emilia, Eugenio Sidoli ci…