Categorie: parola d'artista

exibinterviste | la giovane arte – Nark Bkb

di - 25 Ottobre 2002

Nell’ultima personale a Brescia, hai proposto una serie “di campionamenti visivi di corpi femminili” utilizzando il video e il mezzo fotografico, il cui lo sguardo meccanico, se prolungato, isola e feticizza l’oggetto-corpo. Ti va di parlarmi di questo progetto…
Il lavoro muove da un punto di vista prettamente maschile. Partendo da un sentire personale, ho cercato di fermare l’obiettivo della macchina fotografica dove lo sguardo è attratto senza preoccuparmi di problemi tecnici o resa formale. Poi ho rielaborato il materiale fotografico procedendo per successive riquadrature sia con stampe lambda e polaroid, sia con il video e la pellicola super8. Ho voluto “aiutare” così le immagini ad indicare, attraverso la reiterazione e la presentazione in blocchi e serie di quadri, quello che la singola immagine non può fare. Dietro ad uno sguardo personale, apparentemente ingiustificato, le forme particolari di vestiti, gli accessori d’abbigliamento, le singolari posture del corpo, diventano le guide inconsce del vedere che in modo automatico porta da un punto all’altro, da una persona all’altra, quasi si praticasse un oscuro piano che tutti conoscono ma nessuno è in grado di esplicitare. Ho voluto puntare il dito su questo meccanismo: vedere quanto è radicato, quanto dipende da convenzioni sociali, da un immaginario erotico codificato o feticista, da pulsioni innate. Ovviamente non si giunge a nessuna conclusione: il lavoro resta aperto ad ampliamenti, revisioni successive o pentimenti. Ironicamente ho chiamato il tutto priapismo.

Il tuo percorso si divide tra lavori visivi e interventi installativi di vario tipo, dal video alla fotografia, fino alle operazioni sonore, mi parli un po’ della tua ricerca sulla sonorità?
Ho sempre condotto più ricerche contemporaneamente: quella sonora è per me la più longeva, ma oramai l’una sconfina nell’altra. Il concetto di multimedialità mi sembra circoscrive bene il mio lavoro. Non c’è più posto per gli specialismi: ciò che ora più mi interessa del suono è il suo essere avvolgente, l’amalgama che comunque ci circonda. Il suono è una sfera che legando media diversi, ci immerge in un continuum sensoriale del quale spesso non abbiamo coscienza ma che invece è denso oltre ogni aspettativa sia di significati primari che socialmente codificati. Priapismo VII è un lavoro che riflette su questo: con una audio-video installazione tento di ricostruire artificiosamente, non senza ironia, il sex appeal originario di una discoteca: una ri-immersione rafforzata da un’ambientazione sonora al limite del grottesco, tra le grida da stadio di un ipotetico techno live set.

Due occasioni espositive come “Glitch” (1999) o “Minus esse”(2000) sono il risultato di operazioni in cui hai tentato di sondare le tue reazioni psicofisiche, umorali e corporee, attraverso l’assunzione di farmaci o la reclusione in un ambiente domestico senza contatti esterni all’infuori del web. Come hai gestito questi interventi?
Questi lavori sono stati soprattutto il tentativo di soddisfare delle esigenze personali attraverso il farsi stesso del progetto. Sono dei lavori in cui mi sono posto degli obiettivi, che ho cercato di realizzare in una sorta di testarda e ottusa sfida con me stesso. Sono stati una sorta di romanzo di formazione dove il racconto personale trovava un deposito visivo e sonoro e parallelamente incideva sul mio modo di pensare e organizzare il lavoro stesso. È stato molto utile: in condizioni “estreme” si acquisiscono sensibilità inaspettate. Magari gli obiettivi prefissati restano elusi ma, come nel caso di minus esse, si sperimenta qualcos’altro.

La dimensione personale dai cui nascono questi lavori, nel passaggio dalla fase progettuale alla realizzazione, viene enfatizzata o al contrario filtrata?
Il mio modo di lavorare procede spesso per successive mediazioni e pause di riflessione. Spesso si tratta di isolare un evento, un atteggiamento frequentemente tratto dalla mia sensibilità personale, cercando di renderlo rivelatore di qualcosa d’altro che lo precede e lo genera: cerco di evidenziare quello che altrimenti sarebbe impercettibile o incomunicabile. Nel fare ciò si crea una certa “distanza estetica”. Da questo modo di procedere derivano talora dei lavori freddi ed in apparenza eccessivamente analitici che, se però letti con attenzione, dovrebbero lasciare emergere una filigrana fatta anche di amplificazioni e forzature cariche di autoironia e sarcasmo, fino a toccare il grottesco, come nel caso degli ultimi lavori.

Quali sono i tuoi prossimi progetti, a che cosa stai lavorando?
Sto portando avanti lavori legati a Priapismo. Ci sono ancora aspetti che vorrei approfondire magari con mezzi diversi. Parallelamente lavoro a nuovi progetti sonori, anche con nuove collaborazioni.

Bio
Nark Bkb alias Stefano Tolio è nato nel 1975 a Bassano del Grappa (VI), vive e lavora a Bologna. Esposizioni personali: 2002, Galleria Area, Brescia, a cura di Pier Francesco Frillici;
2001,Galleria Komà, Campobasso, a cura di Michele Mariano; 2000, Galleria Interno & DumDum, Bologna, a cura di Alberto Zanchetta; 1999, Galleria Straproject, Firenze, a cura di Daniele Perra. Ha partecipato a numerose collettive tra cui: 2001, Galleria Neon, Bologna; 1999, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Castel San Pietro Terme; In ambito musicale: Vetronotte, Angelica 2002 Festival di musica contemporanea, live electronics, Bologna.

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Il sito dell’Associazione Area

elvira vannini

exibinterviste-la giovane arte è un progetto editoriale a cura di paola capata

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  • Molto interessante il lavoro di nark bkb e altrettanto le domande dell'intervista. E'davverro promettente la situazione a Bologna.

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