Nei tuoi lavori sperimenti una vasta gamma di mezzi espressivi –fotografia, video, installazione- con quale di essi hai più affinità?
Se per affinità si intende capacità tecniche, non mi interessa, perché credo che ci siano tante persone in grado di aiutarmi. Non mi interessa per esempio spingere il pulsante della macchina fotografica, ma avere un buon rapporto con un fotografo con cui si entra in sintonia, e che capisca quello che mi serve di volta in volta.
Se si intende invece una sorta di affezione al mezzo non so: ogni mezzo è necessario ad ogni singolo lavoro e quindi ci sono emozioni diverse ogni volta. Per esempio è stato bello lavorare con il maestro spadaio che si è appassionato e ha cercato il modo migliore per realizzare la spada con la meteorite.
Nessun meccanismo. Più una sorta di pensiero parallelo che si innesta un po’ a zig-zag a fianco della realtà e che si attiva, credo, quando incontriamo dei vuoti nell’abitudine.
Il piccolo samurai radioattivo presentato alla mostra “Migrazioni” ha ottenuto all’unanimità il favore della critica, vincendo il Premio per la Giovane Arte Italiana. Quanto ti è servita quell’esperienza?
Beh, mi ha fatto piacere.
E’ un progetto che vorrei continuare nel tempo. Si tratta di grandi tele che raccontano storie di fantasmi, riportatemi più o meno in presa diretta, cioè con un alone di veridicità del racconto.
Mi interessa che siano delle storie vere, cioè che chi le racconta sia convinto di averle vissute.
Credo che la pittura sia necessaria, in questo caso, per rispettare una partecipazione totale e metodica alla narrazione.
Quando e dove la tua prossima mostra?
Ci sarà la mostra di Espresso, a Firenze all’ex-manifattura tabacchi, che sarà un po’ la didascalia del libro… Il premio Michetti a Francavilla al mare curata da Angela Vettese che inaugura il 22 giugno; e una mostra in Belgio, a Watou, curata da Pierluigi Tazzi e Ann Demeester che inaugurerà il 30 giugno.
bio
Stefania Galegati, nata a Bagnacavallo (Ravenna) nel 1973. Trasferitasi a Milano, frequenta l’Accademia di Brera e si lega agli artisti di Via Fiuggi, tutti giovani allievi di Alberto Garutti. Nel 1994 esordisce con We are Moving, mostra collettiva realizzata presso lo
Spazio ViaFarini di Milano, partecipando in seguito a rassegne dedicate alle ultime generazioni artistiche, quali Aperto Italia ’97 al Trevi Flash Art Museum e a Fuori Uso ’98 al Mercato Ortofrutticolo di Pescara. Nel 2000 è tra i finalisti del Premio per la Giovane
Arte Italiana, del quale vince il Premio della Critica nel 2001.
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Paola Capata
[exibart]
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Nelle foto sono riportate un olio, una scultura ed un video; tutto ciò già dice molto sulle caratteristiche di versatilità dell'interessante artista.
Queste ExibInterviste sono interessanti ma dovreste dedicare 4 riche alla biografia
un artista decisamente promettente...complimenti per l'attenzione che dedicate a chi si impegna per dire, finalemte, qualcosa di nuovo.