Categorie: parola d'artista

Senti chi parla | L’emozione di essere parte del Mois de la Photo

di - 17 Novembre 2014
Da circa un anno, ho la percezione che Parigi sia tornata ad essere in cima alla classifica tra i principali luoghi che producono cultura al mondo. E per cultura intendo anche tutto ciò che entra a far parte di un patrimonio visivo.
A novembre a Parigi si è inaugurato le Mois de la Photo che ha come tema “La Meditérranée” ed anch’io vi partecipo, essendo stato selezionato un mio lavoro dal titolo Credere.
Mai presentato prima, il progetto è iniziato nel 1996 e dura tutt’ora avendo come soggetto le forme rituali nell’Italia meridionale. Acquistato dieci anni fa dalla Bibliothéque Nationale de France a Paris, ora è la stessa città che sceglie di esporlo: Parigi, tanto “francese-centrica”, seleziona un lavoro bianco/nero sui riti popolari al sud Italia per una delle più importanti biennali di fotografia al mondo. La selezione è durissima, fatta da soli tre commissari che fanno capo alla MEP (Maison Européenne de la Photo), i quali decidono i luoghi pubblici e privati che ospitano i progetti espositivi ben un anno prima.
Il mio ventennale lavoro, affollato di gesti umani e svolto da Napoli in giù, Sicilia e Sardegna comprese, dialoga con un progetto di Stefano Cerio, realizzato su una nave crociera in giro per il Mediterraneo, vuota. Netto contrasto tra pieno e vuoto: ai miei 43 scatti b/n installati su un’unica parete a mo’ di polittico, il cui centro è l’uomo che dà vita ad idiosincrasie fisiche nel nome della religione, si oppongono sette coloratissime foto di grande formato che mostrano come spazi vacanti, destinati al divertimento di massa, siano tanto angoscianti nel momento in cui non vengono fruiti. Le immagini sono affiancate da un video che riprende i 4.500 passeggeri nelle dinamiche di gruppo. Due forme di follia umana rappresentate nei rispettivi eccessi: della religione in bianco e nero e dello svago a colori.

La casa editrice Actes Sud con la partecipazione della direzione degli Affari esteri della città di Parigi ed il Ministero della Cultura, ha prodotto il catalogo dell’intera manifestazione, realizzando una meravigliosa pubblicazione che rende merito alle stampe originali. Le mostre, oltre alla supervisione dei tre importanti curatori, hanno curatele autonome che assicurano grande attenzione ai singoli allestimenti. In anteprima alla MEP ho visto la bella mostra di Alberto García Alix per il Mois che chiude il 25 gennaio: una serie di ritratti in bianco e nero che descrivono l’afflizione umana. Una personale gliela dedica anche la sua galleria parigina, Kamel Mennour, che invece nella straordinaria cornice del Grand Palais, nei quattro giorni di Paris-Photo, ha esposto le grandi immagini di Marie Bovo e Zineb Sedira. La bella mostra-mercato, che un po’ mi spiace definire così e la mostra di Hokusai nell’ala di fianco, hanno generato lunghissime code d’attesa, smistate su più ingressi, dove si sommavano centinaia di adulti e bambini in fila al freddo in attesa di vedere opere d’arte conosciute e non. Nonostante sia abituata a vedere e a farle queste file, mi stupisco sempre e mi emoziono poiché in Italia un po’ di fila la si fa esclusivamente per visitare i Musei Vaticani, gli Uffizi e qualche  mostra su Caravaggio.
L’educazione visiva è la base, per quel che mi riguarda, assieme all’istruzione e all’educazione musicale, che un Paese deve prefissarsi. In Francia questo accade e la fotografia è considerata a tutti gli effetti parte fondamentale dell’educazione della persona.

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