SUPERSTUDIO, Istogrammi d'architettura, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci Serie di 27 elementi in legno tamburato, placcato in laminato bianco a quadretti di 3 cm Produzione Abet Print per installazione ambiente. Ogni elemento ha base 15x99x135 cm Collezione del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato Acquisita grazie al contributo dei Soci fondatori Foto: OKNOstudio - Centro Pecci, Prato 2019
Il gruppo fondato a Firenze nel 1967 e composto da Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, Roberto Magris, Piero Frassinelli, Alessandro Magris, con Alessandro Poli dal 1970 al 1972, è stato attivo fino al 1978 e ha svolto attivitĂ di ricerca sperimentale e teorica sulla progettazione, operando nellâambito dellâarchitettura e del design âradicaleâ, in parallelo a coeve ricerche delle neoavanguardie artistiche, pop, minimaliste, concettuali e della Land Art.
Gli Istogrammi di architettura formano un catalogo di diagrammi tridimensionali, con una superficie omogenea e isotropica, intesa ad uso del design di oggetti, mobili, ambienti e architettura, come una griglia trasponibile su varie scale. Considerati anche le âtombe degli architettiâ, gli Istogrammi sono il risultato del rifiuto di ogni convenzione o idea di design e architettura. Osservando lâimpossibilitĂ di proporre nuove forme, Superstudio decide di far sparire lâidea di âqualitĂ â in architettura attraverso âuna griglia senza fine, in cui ognuno può vivere (o morire) senza essere fisicamente o spiritualmente consumatiâ, riferita allâidea di immutabilitĂ per âcercare unâimmagine inalterabileâ di natura.
Come conseguenza di un generale processo di riduzione, gli Istogrammi rappresentano diagrammi mentali, liberi da modelli e imitazioni; il loro reticolo invade tutto: territorio, oggetti dâarredo, architettura, cittĂ , in un âripensamento totale della tipologia del classicismoâ.
Con gli Istogrammi dâArchitettura (1969) Superstudio portava a compimento il percorso di antidesign iniziato con la contrapposizione di un design dâevasione (Superarchitettura, 1966-67) al design di invenzione, prendendo le distanze dal mondo del design per proporre uno schema comportamentale da applicare in aree e scale diverse mentre, con il Monumento continuo, elaborava un modello architettonico di urbanizzazione totale usata in chiave di metafora, come mezzo critico estremo della disciplina.
Su Domus n. 517, nel dicembre 1972 Superstudio scriveva: âIn quegli anni poi divenne molto chiaro che continuare a disegnare mobili, oggetti e simili casalinghe decorazioni non era la soluzione dei problemi dellâabitare e nemmeno di quelli della vita e tantomeno serviva a salvarsi lâanima. Divenne anche chiaro come nessuna cosmesi o beatificazione era bastante a rimediare i danni del tempo, gli errori dellâuomo e le bestialitĂ dellâarchitettura. Il problema quindi era quello di distaccarsi sempre piĂš da tali attivitĂ del design adottando magari la tecnica del minimo sforzo in un processo riduttivo generale. Preparammo un catalogo di diagrammi tridimensionali non continui, un catalogo dâistogrammi dâarchitettura con riferimento a un reticolo trasportabile in aree o scale diverse per lâedificazione di una natura serena e immobile in cui finalmente riconoscersi.
Dal catalogo degli istogrammi sono stati in seguito generati senza sforzo oggetti, mobili, environments, architetture. Ma di tutte queste cose non ce ne importa molto, nĂŠ molto ce nâè mai importato. La superficie di tali istogrammi era omogenea e isotropa: ogni problema spaziale e ogni problema di sensibilitĂ essendo accuratamente stato rimosso. Gli istogrammi si chiamavano anche Le Tombe degli Architettiâ.
[Scheda a cura del Centro per lâarte contemporanea Luigi Pecci]
Pezzo da Museo è la rubrica di exibart dedicata alle collezioni dei musei italiani: ogni settimana, schede e approfondimenti sulle opere piĂš iconiche e suggestive oppure sui capolavori meno conosciuti e da riscoprire. Un viaggio nella storia dellâarte, dallâarcheologia al contemporaneo, a portata di schermo. Per le altre puntate potete dare unâocchiata qui.
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