Categorie: Premi

Adrian Paci vince il premio Metamorphosis al Villae Film Festival

di - 25 Luglio 2022

Una riflessione sull’instabilità, diventata, nella nostra epoca, condizione esistenziale. Con Centro di permanenza temporanea, opera video realizzata nel 2007 e ancora attualissima, Adrian Paci ha vinto la prima edizione del premio Metamorphosis, nell’ambito di Villae Film Festival, rassegna cinematografica giunta alla quarta edizione e organizzata dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae di Tivoli e dall’associazione Culturale Seven. Ad annunciare il vincitore è stato Andrea Bruciati, storico dell’arte e direttore dell’Istituto tiburtino, nel corso dell’ultima serata della rassegna cinematografica. L’artista, nato nel 1969 in Albania e attualmente a Milano, avrà l’opportunità di girare un cortometraggio all’interno del suggestivo contesto delle Villae.

A decretare il vincitore, una giuria composta da Andrea Bruciati, presidente della commissione, Matteo Bergamini, giornalista e critico d’arte, direttore responsabile della rivista exibart, Ilaria Ester Bonacossa, storica dell’arte recentemente nominata direttrice del MAD – Museo Nazionale dell’Arte digitale di Milano, Cristiana Collu, dal 2015 direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e Massimiliano Tonelli, attualmente direttore editoriale della rivista Artribune.

12 le opere esaminate, tutte realizzate nei primi anni 2000:  Yuri Ancarani, Baal, 2007; Elisabetta Benassi, You’ll never walk alone, 2000; Simone Berti, Luce, 1993; Alex Cecchetti e Christian Frosi, Attraversamento del ponte di Millau, 2005; Paolo Chiasera, Lo scoglio alto, 2005; Michael Fliri, Come out and play with me, 2003; Marzia Migliora, Efi, 2003; Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Hurt so good, 1999; Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007; Alessandra Spranzi, Il viaggio, 2004; Nico Vascellari, Nico & The Vascellaris, 2005; Italo Zuffi, Perimetro, 2000. Le opere in concorso saranno visibili fino al 13 novembre 2022 nello spazio multimediale Kaleidoscope di Villa Adriana, nell’ambito del terzo episodio espositivo di Vita Nova: arte in Italia alla luce del nuovo millennio, che prevede una ricognizione sull’arte italiana in via di storicizzazione dal 1990 al 2010.

Biografia di Adrian Paci

Adrian Paci è nato nel 1969 in Albania e vive e lavora a Milano. Ha studiato pittura all’Accademia delle Arti di Tirana e suo insegnante è stato Edi Rama. Nei suoi lavori Adrian Paci usa diversi linguaggi realizzando dipinti, sculture e video. Una sua serie è costituita da quadri realizzati a partire da fotogrammi de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, poi confluiti nell’istallazione Cappella Pasolini. I temi dell’esilio, della lontananza, del distacco ricorrono in molte sue opere. Ha esposto c   i suoi lavori in tutto il mondo, da Milano a Zurigo, da Los Angeles a Stoccolma, Tel Aviv, Amsterdam, Istanbul, Londra, New York.

L’opera vincitrice del premio Metamorphosis

In Centro di Permanenza Temporanea, ci troviamo all’Aeroporto di San Jose, California: un gruppo di migranti va in fila verso la scala di un aereo. La telecamera si avvicina ai loro volti scrutando i loro sguardi persi all’orizzonte, le rughe della pelle, i dettagli del loro abbigliamento quasi fosse l’occhio di un’autorità sovrannaturale o semplicemente doganale che li ispeziona. A poco a poco la scala si riempie di persone che si ammassano sempre più; unico piccolo problema: non c’è alcun aereo. I migranti rimangono bloccati sulla scala isolata al centro dell’aeroporto: non sono più dove erano, ma non hanno destinazione, sono in un limbo. La loro condizione esistenziale è quella di restare sospesi, in un luogo indefinito, immobili comparse di un destino impossibile mentre dietro di loro atterrano e arrivano aerei, ignari del dramma che si sta perpetuando.

«Risulta di certo la grande attualità di un’opera che, seppur realizzata 15 anni fa, rimane purtroppo ancora oggi di cogente interesse, perché scava all’interno del senso di colpa di noi occidentali», ha dichiarato Bruciati. «Di certo la riflessione si estende alle radici intese non solo come un’esperienza privata drammatica, ma come condizione esistenziale condivisa da un’umanità instabile, senza più saldi vincoli di appartenenza, dove discriminatorio resta da che parte del mondo si nasce. Crudo nella tragica semplicità del suo linguaggio, risulta un’opera classica per l’immediatezza comunicativa e l’essenzialità formale con cui è concepita».

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